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I figli quando non arrivano o non nascono

Foto0069Questo blog nasce sei anni fa, dopo la nascita del nostro primo figlio. Ha raccolto emozioni, esperienze, storie di vita e di crescita. Il bello di un blog è la condivisione, soprattutto delle cose belle, quelle che non si fa fatica a mostrare, perché non hanno lati oscure, angoli nascosti. Le cose belle piacciono a tutti perché si possono prendere, se ne può godere senza sensi di colpa né riflessioni ulteriori.

Questo blog ha potuto vedere la luce perché noi siamo rinati come mamma e papà dopo un periodo di buio, fatto di desideri che non si avveravano, di un futuro che non ci pareva più così luminoso nonostante la giovane età. Non riuscire a concepire un figlio è, per chi lo desidera con tutto il cuore e oltre, una condanna. Un tunnel senza uscita nel quale, quando sei dentro, nessuno ti vede per quel che sei, nessuno riesce a comprendere il dolore e lo strazio che ti porti dentro. Ciò che tutti intorno a te riescono a fare facilmente (o così pare), tu non riesci a farlo nemmeno con tutti l’impegno del mondo. E non dipende da te. O meglio, non dipende dal tuo impegno e dalla tua perseveranza. E’ un bisogno e desiderio che non puoi colmare con altro: non lo colmi comprando cose, non lo comi viaggiando, non lo colmi mai in nessun modo.

Poi la luce, sì, per noi due lineette su un test sono state una rinascita. Una nascita. Una nascita continua ogni giorno, una fortuna che ormai non credevamo più di avere.
Da quel test positivo, quel realizzarsi di un’immagine che avevamo solo e sempre idealizzato nei nostri pensieri, non c’è mai stato dubbio in me che quel bambino, il nostro bambino sarebbe nato nove mesi dopo…

Quando si passa un periodo così buio il futuro appare solo luminoso. Ed invece può anche andare peggio. Questo blog ha faticato ad essere aggiornato da quando il 10 novembre 2015, dopo qualche mese di assoluta e completa felicità (sì, noi, avevamo concepito in tempi relativamente breve il nostro secondo figlio, noi….allora non eravamo così sbagliati…), di quel camminare tre metri da terra, di sentirsi un cerchio chiuso, il nostro bimbo che avevamo già lì, con noi, che vedevamo già nato, che aveva già fatto del nostro primo figlio “sono il fratello grande del mio fratellino piccolo” ripetuto ogni ora, ci ha lasciato. Perché i figli degli altri nascono sempre, il tuo no. Per gli altri un test positivo è un figlio tra le braccia, per te no. Un buco nero è sicuramente più piacevole della vita dopo un aborto. E no, non c’è nessuna frase che possa far stare meglio, tanto meno la più classica “Siete giovani, ne farete un altro”. Siamo qui, meno giovani, e ne abbiamo concepito un altro sì, ma anche quello non è rimasto con noi. Di un terzo solo il soffio di qualche giorno dal test positivo. I soliti tre mesi e passa di nausea, vomito e malessere che ben ti fanno sperare, e poi il nulla.

Allora lo scrivo perché so che siamo tanti, tantissimi. Per alcuni arriva l’arcobaleno dopo la tempesta, per altri no. Saremo mai più felici completamente? Lo potremo essere se rimarremo un quadrato senza un lato? Non lo so…

Ma se state vivendo questo dolore sappiate che non siete i soli…che non siete soli.
E che non c’è vergogna a parlarne, che sì, è un lutto, un vero e proprio lutto e che avete tutto il diritto di stare male, di piangere, di arrabbiarvi.
E poi di andare avanti…anche se sembra impossibile.

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Soffermare lo sguardo per ampliare lo sguardo

Nella nostra società frenetica, dove veniamo continuamente subissati da stimoli visivi e uditivi, c’è poco tempo per soffermare lo sguardo e osservare.

I dettagli ci sfuggono, i contesti perdono importanza, il nostro spazio viene continuamente violato e ristretto. Ma i bambini hanno bisogno di soffermare lo sguardo, di osservare e di osservarsi, di cogliere il dettaglio per farlo proprio e allargare l’orizzonte del proprio sapere e della propria conoscenza.
I bambini hanno bisogno di partire dal sasso per comprendere il mondo.

attività bambini corniceAllora una piccola proposta che possiamo fare è quella di aiutarli a puntare il loro sguardo, a invitarli a scegliere per comporre un quadro (concreto e teorico) che aiuti nel loro complesso processo di apprendimento di se stessi, degli altri e dell’ambiente che li circonda. L’infinito rielaborare dei bambini aiuterà anche noi adulti nel difficile compito di soffermare lo sguardo.

Basta qualche cornice privata del vetro, uno spazio delimitato, proprio, a sfondo neutro.

Una serie di materiali, naturali ma anche di diverso tipo.
Cosa fanno i bambini posti davanti a questa scelta, con uno spazio da riempire (o da lasciare vuoto)?
Prendono tempo. Una cosa che a noi adulti non riesce mai bene, scambiata troppo spesso con il “perdere tempo”. Eppure basta osservare questo tempo che i bambini si prendono per rendersi conto che una delle cose più importanti è l’innata capacità dei bambini di osservare. Poi si arriva alla scelta, la pigna invece che il sasso, il sasso e la pigna, tutto. E tutto viene toccato, manipolato perché la mano è lo strumento di apprendimento principale dell’uomo: se faccio imparo, se faccio comprendo.

E’ interessante poi lasciare loro la libertà di riempire o meno la cornice: c’è chi riempie tutto lo spazio delimitato, chi pone un dettaglio al centro, e chi invece la cornice la ignora. Perché dopo prendere tempo, viene prendere lo spazio, un processo di rielaborazione che ognuno di noi costantemente pone in essere, dovunque e in ogni momento. I bambini hanno bisogno e necessità dei loro spazi, e la loro percezione spaziale è varia, diversa: occupano molto spazio nelle loro e nelle nostre vite e al contempo pochissimo. Essi stessi richiedono ora il vuoto attorno a sé, ora la pienezza di ogni vuoto.attività cinque

Da una piccola attività come questa, noi adulti possiamo capire e apprendere molto dei bambini e di noi stessi. Chiedendoci perché un bambino attua un’azione al posto di un’altra, chiedendo al bambino stesso, e poi domandando a noi stessi cosa avremmo fatto noi, entriamo nella relazione e in modo spontaneo, senza forzature ci educhiamo a vicenda capendo cosa sono gli spazi nostri e altrui, il tempo che ci dobbiamo concedere per capire le relazioni che ci sono tra noi e gli altri, lo spazio e il tempo individuale e quello collettivo.

E poi possiamo allargare lo sguardo al mondo circostante, usare lo stesso metodo quando ci muoviamo in contesti più ampi, in tempi più veloci e spazi diversi. E come noi i bambini.

Basta poco, per soffermare lo sguardo per prendere tempo e spazio.

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Sensory bag: infinite possibilità di gioco

Devo ammettere che pur avendole viste innumerevoli volte su siti di attività per bambini e attività montessoriane ancora non avevo avuto modo di provarle: inizialmente non mi convincevano, è pur sempre una bustina di plastica. E invece anche noi siamo entrati nel tunnel!
Mi sono ricreduta creandone un paio per il nostro quattrenne usando i sacchetti trovati da Ikea che si chiudono ermeticamente. E’ bastata un po’ d’acqua, dell’olio, del colorante alimentare e qualche pesciolino ritagliato da carta trasparente e alluminio e il divertimento è stato assicurato.
La sensorialità non viene meno, l’effetto al tatto è meraviglioso e estremamente rilassante, l’effetto visivo stupisce il bimbo (e non solo) e cercare i pesciolini che si nascondono tra le onde è un passatempo da non sottovalutare!

E così, visto il successo della prima sensory bag, eccone un’altra: sale grosso, semini che erano finiti in fondo alla dispensa, ormai scaduti da mesi, e una serie di bottoni e anelle da cercare e toccare. Anche in questo caso l’effetto è piaciuto. Il nostro bimbo si è anche autogestito disegnando su un foglio i vari bottoni e anelle quando li scovava come fosse una piccola caccia al tesoro.

E poi con un avanzo di stelle filanti e pom pom colorati ecco la terza sensory bag: abbiamo anche disegnato un percorso e il gioco consiste nel riuscire a posizionare i pom pom all’interno del sentiero tracciato.

sensory bag pom pom

Non sapete cosa fare con le creme corpo/sole e doposole scadute? Ecco una sensory bag, per pasticciare senza sporcare e disegnare, anche lettere e numeri. (si può aggiungere anche colorante alimentare o tempera)

sensory bag crema

La cosa più bella delle sensory bag è proprio la possibilità di poterne realizzare in infinite varianti e sono comode anche da portare in giro, per i lunghi viaggi o per intrattenere i bambini quando si va al ristorante!

 

 

 

 

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Perle di pregrafismo…e non solo

Anche questo è pregrafismo, un’attività che allena mano e vista, senso dello spazio, attenzione al dettaglio, allenamento alla direzione di scrittura ma al contempo è anche un’attività che allena le abilità logico matematiche: si conta, si divide per forma, per dimensione, per colore…
Basta veramente poco: perle per braccialetti (trovate da Tiger, di forme e colori diverse che rendono il gioco ancora più divertente e allo stesso tempi con gradi di difficoltà diversa a seconda della forma della perlina), fogli di carta e percorsi disegnati con un pennarello.

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Monaco con e per bambini

Cosa c’è a Monaco, oltre la birra? si chiedono in molti. E invece Monaco vi stupirà: è interessante, piena di vita e adattissima ai bambini. Dal punto di vista architettonico e storico è quasi tutto un “falso storico”, ovvero una ricostruzione sulle macerie lasciate dai bombardamenti della seconda guerra mondiale, ma non perde il suo fascino.
Ecco alcuni consigli su cosa fare e vedere con pargoli al seguito:

  1. Il carosello del municipio che suona ogni ora ma solo alle 11.00 e alle 12.00 vedrete le statuine muoversi, uno spettacolo che piacerà di sicuro ai vostri bambini.
  2. Il Museo della caccia e della pesca, che assomiglia di più ad un museo di storia naturale, con ricostruzione degli ambienti di vita naturali degli animali, tane da esplorare e una parte dedicata alla pesca dove vi troverete in un’ambientazione sottomarina, con tanto di di scogli da esplorare, pesci da scoprire, cose da toccare e sentire.
  3. Il Deutchland Museum, enorme ma assolutamente alla portata dei bambini, con percorsi nell’ambientazione miniera, aerei e navi da esplorare, scienza, astronomia. Un po’ di tutto
  4. Il Museo della città di Monaco, per gli adulti c’è anche la parte separata dedicata al nazifascismo a Monaco, molto toccante e crudo. Il Museo presenta la storia di Monaco attraverso oggetti e ricostruzioni di ambienti, sempre molto interattivo. Da non perdere il terzo e il quarto piano (il quarto piano si raggiunge con l’ascensore dal terzo), il terzo piano dedicato alle marionette e ai luna park e il quarto agli strumenti musicali con tanti strumenti diversi da provare.
  5. L’Englischer Garten, un parco più grande di Central Park, con laghetto, aree di gioco per bambini (recintate con limiti di età) che in Italia ci sogniamo, e al centro, presso il Chinese tower, il biegarten più grande dove una banda bavarese suona ininterrottamente mentre si può prendere da bere e mangiare ad ogni ora scegliendo le specialità dai tanti punti ristoro diversi. Attraversano il parco due fiumi, che rappresentano il mare di Monaco, gli abitanti di Monaco ci passano le giornate e ci fanno pure il bagno. E lì vicino una giostra antica, tutta di legno e assolutamente da provare.
  6. Il ViktualMarket, con al centro il biegarten dove mangiare  e bere e intorno tutte le bancarelle che vendono cibarie, da non perdere.
  7. La Storia lascia sempre le sue tracce e all’Università potete trovare ancora i volantini (la riproduzione impressa sui marciapiedi) che i ragazzi de La rosa bianca, gruppo di opposizione al regime nazista, distribuirono in segreto prima di essere scoperti e giustiziati.
  8. Legoland, ad un’ora e dieci da Monaco, costa abbastanza come biglietto d’entrata (si paga anche il parcheggio 6 euro) ma è alla portata di tutti, grandi e piccoli. Organizzatissimo, bagni pulitissimi, prezzi dei unti ristoro nella norma, si possono portare le cibarie da casa e si trovano anche inservienti che parlano italiano.

Alcune annotazioni:

  • A Monaco si mangia e si beve 24 ore al giorno: ad ogni ora troverete gente seduta nei ristoranti, nei Biegarten e nei pub a mangiare e a bere (gli adulti soprattutto a bere!)
  • I bagni dei musei, di Legoland e dei centri commerciali sono sempre puliti.
  • Si gira benissimo a piedi, in bicicletta e con la metropolitana, i bambini fino a sei anni non pagano, comodo il biglietto per tre giorni che si oblitera il primo giorno e poi è valido per 72 ore. In metropolitana non ci sono tornelli
  • Stupitevi di come la gente si fida: biciclette senza catena, passeggini lasciati incustoditi in ogni dove, anche gli zaini sono spesso lasciati incustoditi.
  • Se arrivate in auto (come noi) ricordatevi di fare il bollino verde per girare in città (o anche solo per arrivare all’albergo e parcheggiare), è obbligatorio e in Italia lo potete richiedere presso i punti Dekra Revisioni (pensateci per tempo o finirete come noi che l’hanno ordinato e pagato ed è arrivato mentre eravamo a Monaco!)
  • Sempre se siete in macchina portatevi acqua a volontà da casa, una bottiglietta d’acqua può arrivare a costare anche 3.50 euro !
  • Le autostrade tedesche sono gratuite e molto comode, per il tratto austriaco bisogna procurarsi la vignetta da attaccare al parabrezza (si può comprare all’ACI).
  • Camminate, muovetevi a piedi

Dove dormire:

Noi abbiamo trovate comodissimo il Novotel Suites Monaco Parkstadt Schwabing, poco fuori dal centro, ma ottimamente collegato con la metro. le camere sono enormi con possibilità di creare un divisorio tra zona genitori e zona bimbi tramite parete mobile, hanno frigorifero, microonde per prepararsi qualcosa al bisogno, e c’è un bollitore elettrico e l’occorrente per prepararsi the e tisane. Il bagno ha sia doccia che vasca (unico neo il wc separato) Ottima la colazione che si paga a parte ma ve la consigliamo! Il parcheggio coperto è a pagamento ma si trova comodamente lungo la strada.

Noi siamo stati dal 28 luglio al 3 agosto, il tempo è stato variabile, con temperatura media di 22/25 gradi  a parte un giorno di pioggia intensa (passato dentro al Museo tedesco della scienza e della tecnica).

Monaco vi stupirà ed è una meta adattissima per famiglie con bambini.

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Quasi Natale…

albero-2016E’ quasi Natale e riusciamo a scrivere qualcosa dopo una piccola pausa…dovuta a tanti progetti ma anche a tante cose che non vanno nel verso giusto e che impediscono di scrivere qualcosa con spensieratezza.
Ma un augurio di buon Natale non può mancare per gli amici de La crescita felice.

Dove sono i bambini che non hanno
l’albero di Natale
con la neve d’argento, i lumini
e i frutti di cioccolata?
presto, presto, adunata, si va
nel Pianeta degli alberi di Natale,
io so dove sta.

Che strano, beato pianeta…
Qui è Natale ogni giorno.
Ma guardatevi attorno:
gli alberi della foresta,
illuminati a festa,
sono carichi di doni.

Crescono sulle siepi i panettoni,
i platani del viale
sono platani di Natale.
Perfino l’ortica,
non punge mica,
ma tiene su ogni foglia
un campanello d’argento
che si dondola al vento.

In piazza c’è il mercato dei balocchi.
un mercato coi fiocchi,
ad ogni banco lasceresti gli occhi.
E non si paga niente, tutto gratis.
Osservi, scegli, prendi e te ne vai.
Anzi, anzi, il padrone
ti fa l’inchino e dice: “Grazie assai,
torni ancora domani, per favore:
per me sarà un onore…”

Che belle le vetrine senza vetri!
Senza vetri, s’intende,
così ciascuno prende
quello che più gli piace: e non si passa
mica alla cassa, perché
la cassa non c’è.

Un bel pianeta davvero
anche se qualcuno insiste
a dire che non esiste…
Ebbene, se non esiste esisterà:
che differenza fa?

Gianni Rodari

Auguri a tutti!

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Siamo nati per camminare

IMG_7636Siamo nati per camminare. Impariamo a farlo presto, anche se molto più tardi di tutti gli altri mammiferi. Impariamo con fatica e al contempo con destrezza e poche settimane dopo i primi passi siamo pronti a correre, saltare, esplorare. Camminare non è solo un movimento che ci permette di spostarsi, camminare è un atto che ci aiuta a scoprire il mondo intorno a noi, rendendoci partecipe della bellezza che ci circonda, del nostro contesto sociale e ambientale, che ci rende presenti al mondo.
Però camminiamo poco, spesso malvolentieri e impediamo di camminare ai nostri bimbi. Li trasportiamo fino ad età indefinite su mezzi pensati per loro e per la nostra comodità, li accompagniamo a scuola con l’auto, ci spostiamo su quattro ruote con più facilità di quanto non lo facciamo su due gambe. Diamo spesso per scontato che i bambini siano d’impiccio nei nostri movimenti e li convinciamo di questo tanto da farli diventare insopportabili al primo accenno di movimento autonomo.
Invece i bambini come imparano a muoversi in posizione eretta, imparano anche a camminare nel mondo. Camminare intorno a casa, camminare nel bosco, camminare in città, camminare in spiaggia, camminare a scuola.
Una scuola aperta sul mondo è una scuola che cammina. Sarebbe bello se tutte le scuole,maggio 2016 048 dal nido alle superiori, avessero un momento di cammino, una passeggiata insieme, alunni e insegnanti e anche genitori, una passeggiata verso il parco, o per le strade della città, nei boschi o intorno alla scuola, senza altro obiettivo didattico e prima ancora emozionale, del camminare godendosi il momento.

La fortuna vuole che la nostra scuola cammini, cammini nel parco, cammini intorno alla scuola, in spazi aperti alla vista, al movimento e ai sensi. Passeggiate anche lunghe, tutti i bambini dai tre ai  anni, insieme.
Passeggiate che percorrono pendii, attraversano campi, affrontano salite.
Passeggiate che aprono la mente, che saziano la curiosità innata dei bambini, che offrono ai bambini la possibilità di sentirsi parte del mondo con il loro corpo fisico e la loro mente, aiutando a sviluppare pazienza, determinazione, a sopportare un po’ di fatica fisica e ad apprezzare ogni cosa intorno, per bambini più sani, non solo fisicamente.

IMG_7396E a casa camminiamo insieme ai nostri bimbi, loro ci seguiranno se noi ci mostreremo entusiasti. Loro impareranno a camminare se noi mostreremo loro quanto sia bello.

In fondo camminare non costa niente ma porta benefici per tutti, per noi, per i nostri bimbi e per ciò che ci circonda.

Camminare per imparare a “camminare con le proprie gambe”, non solo metaforicamente.