La nostra mail a EdiBimbi

Gentile gruppo EdiCart Srl e responsabili,
è con profondo sdegno che mi sono ritrovata a sfogliare due libri cartonati per bambini del vostro marchio EdiBimbi trovati su uno scaffale del supermercato: si tratta di Paroline per bimbi e paroline per bimbe. In una società come la nostra, dove la discriminazione di genere è così pesante e insita in ogni ambiente e contesto, trovo ripugnante proporre un modello di differenziazione (e ben marcato anche!) su una delle cose più neutro che esistono: le parole.
Così i bambini, che si trovano divisi in tutto, dai giochi ai lavori, con categorie ben distinte fin dalla più tenere età (categorie che sono gli adulti a decidere e creare), si trovano ora anche a non poter scegliere quali paroline imparare, apprezzare, usare. E così per i maschietti (il robot li invita a diventare ingegneri e costruttori?) parole come aereo (che si sa, parola tipicamente ad uso maschile), stivali di gomma e cane. Per le femminucce (dedite invece alla cucina come mette in evidenza il pasticcino in copertina), sandaletti (ma chi usa ancora sandaletti?!), anello, principessa, ballerina e cagnolino (perchè cane è troppo virile).
Non notate anche voi una chiara discriminazione, come se tutte le bimbe amassero il ballo, sognassero la cucina e indossassero sandeletti rosa.
Certamente per voi sarà una riuscita trovata di marketing, ma a quale costo per i nostri bambini?
Il vostro prodotto è assolutamente inadeguato, discriminatorio, subdolo e diciamolo pure, anche se è una parola tanto abusata, sessista. Chiunque abbia concepito un “libro” così, dovrebbe vergognarsi, e si spera che non abbia figli.

Una madre indignata (di un bimbo maschio)

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9 thoughts on “La nostra mail a EdiBimbi

  1. in tanti abbiamo scritto costernati e schifati sulla loro pagina FB; dopo risposte surreali per inconsapevolezza e beceraggine, hanno cancellato tutti i commenti e disabilitato la possibilità di scrivere; cos’altro si può fare?

    • Speriamo che l’unione faccia veramente la forza: a suon di mail e commenti schifati, magari si ravvedono o per lo meno comprendono quale sia il problema. Utopia? Speriamo di no.

  2. Certo, se scrivete qualcosa come “Chiunque abbia concepito un “libro” così, dovrebbe vergognarsi, e si spera che non abbia figli.” non aspettatevi un grazie per il costruttivo commento. Scusa, rispondi sinceramente: ad una mail così VOI cosa avreste risposto? L’intendo provocatorio è evidente! A prescindere dall’infelicità del libro, la vostra mail trasuda violenza, intolleranza e cattiveria:
    1. Inadeguato: che competenze hai per decidelo? Voi? E se la mamma XY non è d’accordo? Chi ha “più ragione”?
    2. Libro virgolettato: perchè?
    3. “Si spera che non abbia figli” – scusa ma chi siete per stabilire chi deve o non deve avere i figli? Avete il monopolio dell’educazione dei minori?

    Il sessismo, sicuramente esistente, non si combatte con un “antisessismo” altrettanto opprimente e violento.

    • Di certo non abbiamo scritto per ottenere ringraziamenti per il suggerimento. Non era un suggerimento, era una mail molto arrabbiata e sì, provocatoria.
      Assolutamente non trasuda violenza, non è intollerante (verso cosa dovrebbe essere intollerante? O forse sì, è intollerante, verso questo genere di robaccia che pubblicano), cattiva può darsi.
      Inadeguato: sì, questo libro non è adeguato a dei bambini. Non lo dice la mamma Y, o la mamma x, lo dicono pedagogisti e psicologi dello sviluppo. Non è una mia opinione di madre, è un fatto oggettivo. Se poi la mamma LK non lo trova inadeguato per la propria figlia, va bene, resta il fatto che non abbia contenuti appropriati.
      Il libro virgolettato è quello che ritengo sia: per me il libro è prima di tutto uno strumento culturale, veicolo di valori, di concetti che aiutano a crescere, di storie che fanno viaggiare con il pensiero. Non di parole vuote, diverse che dividono. E questa è una mia personalissima opinione.
      Io non sono nessuno per stabilire chi deve o non deve avere figli, però mi domando come un genitore possa avere l’idea di creare un tale prodotto.
      E adesso le chiedo una cosa: lei per sua figlia lo comprerebbe un libro dove si dice che il suo colore può essere solo il rosa, che il cane lo deve chiamare cagnolino e che i suoi interessi sono la danza, i gioielli e i pasticcini?
      Lei sa quanti bambini maschi schifano giocattoli, colori, esperienze perchè ritenute da “femmine”, e quindi da persone deboli.
      E quante bambine rimangono vincolate a quegli stereotipi? A quante vengono considerate maschiacci perchè preferiscono il pallone, le macchinine e i robot?
      E alla luce di questo non dovrei essere arrabbiata se qualcuno decide per mio figlio e per tutti gli altri bambini cosa è giusto per loro soltanto in virtù del loro genere?

      • Il problema è l’interpretazione “manichea”. Perchè secondo Lei il libro dice che “il suo colore può essere solo il rosa”? Ma dove sta scritto???

        Fatto salvo che il punto è salvaguardare l’interesse e la personalità del figlio/a, Lei dev’essere libera di non prendere i giocattoli rosa, come devono essere liberi chi vuole prenderli, di prenderli. E’ lei che si sente vincolata, ma nessuno la vincola, la scelta non manca. Il problema è che non accetta il DIVERSO, finchè non sparisce dalla faccia della terra. Non vede che ormai anche il NON scegliere il rosa o l’azzurro è diventato stereotipo a sua volta (semplicemente diverso)? Ho un figlio che impazzisce per le macchine, come impazzisce per il rosa. Sono contenta di andare a colpo sicuro nei cataloghi per “maschietti”, come non mi faccio problemi se ogni tanto mi sorprende con altre scelte. Tuttavia a volte la chiarezza (guarda un po’) risponde anche a tendenze naturali (lo stereotipo non è MAI completamente avulso dalla realtà… o sbaglio?) – intendo dire, a volte le macchinine SONO cose da maschi.

        La differenza tra me e Lei è che io non vengo certo a dire a lei che giocattoli deve prendere per mio figlio, e ritengo la sua scelta legittima in quanto sua. Ma quindi lei non venga a dirlo a me (o alla casa editrice), dicendo che solo la sua posizione è legittima tirando in ballo “fatti oggettivi”. Coi fatti si fanno tante cose, e si parlava di fatti anche ai tempi della frenologia.

        I primi a dividere non sono i cataloghi ma sono i pensieri intolleranti come questi, e la presunzione di superiorità intellettuale, morale o altro, quando si tratta solamente di essere più o meno alla moda.

  3. L’articolo e’ interessante e condivisibile. Ma mi permette di fare un altro punto: qual è il problema di incontrare una commessa stupida che dice “è una cosa da bimbi”? Le si dice “no grazie, voglio cmq il planetario” e fine. Siamo sopravvissuti a questa incredibile prevaricazione o no? La sensazione è che più si va avanti e più viviamo in una società in cui la diversità, paradossalmente, invece di essere accettata viene evitata, se non si tratta di una diversità “socialmente accettabile”, e – soprattutto – sembra quasi che vogliamo che lo stato si prenda cura dei nostri valori, risparmiandoci la fatica di affermare ciò in cui (laicamente) crediamo e lottare per questi ogni giorno. Questa è la cosa che faccio fatica ad accettare, stiamo cadendo da stereotipi di genere “patriarcali” ad altri stereotipi di genere, se vogliamo “asessuati” che però rimangono tali, con scarsa (nulla?) tolleranza culturale per altre visioni del mondo.

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