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Momenti di cura: creare libri per i nostri bimbi

Leggere un libro con  propri bimbi è sempre un momento prezioso e profondo e intimo, un tempo che tutti noi dovremmo prenderci. E leggere qualcosa che abbiamo scritto noi, creato noi rende questo tempo ancora più vivo.

creare libri 3Non importa essere scrittori, illustratori e abili artigiani della carta. Occorre solo pensare che qualsiasi cosa creiamo pensando ai nostri bimbi è già di per sé qualcosa di unico e inimitabile. Quando costruiamo qualcosa per loro, l’oggetto che costruiamo avrà una vita propria, diversa da qualsiasi altro oggetto comprato, ci sarà una parte di noi in quello che creiamo.

Un librino creato da noi sarà il più importante di tutti i libri, perché avrà parole scelte con cura, parole scelte pensando ai nostri bimbi, avrà una forma pensata con cura e con cura sarà fatto.

Non ci vorrà molto tempo, o ci vorrà il tempo che vorremmo dedicarci. Non importa quale sia il risultato, quale sia la storia e come saranno le illustrazioni, l’importante è che sia fatto con particolare dedizione.

Possiamo creare libri per particolari momenti, per spiegare qualcosa che interessa ai nostri bambini, per aiutarli ad affrontare qualcosa…dobbiamo creare per il piacere di farlo.

Possiamo usare qualsiasi materiale, un libro è sempre una porta verso qualcosa di nuovo, un ponte per attraversare creare libri 2posti difficili e unire due parti, una mongolfiera per volare lontano…una bocca che ci parla e ci consola e ci diverte e ci commuove….

Così, pensando ad un momento speciale e al contempo quotidiano, abbiamo creato un piccolo libro da leggere prima di andare a letto, quando si spegne la luce grande e si accende quella piccola, le coperte sono rimboccate e gli occhi si stanno per chiudere dalla stanchezza.

Abbiamo usato due pattine (sì, quelle che le nonne usano per non far rovinare il pavimento) come copertina e cartoncino nero e gessi e abbiamo dato vita a “Notte di notte”, per augurare al nostro bimbo una notte serena e un buon risveglio.

creare libri1Non c’è bisogno di aggiungere che è diventato il libro preferito!

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La didattica per schede alla scuola dell’infanzia? No grazie.

Che fatica quando agli open days delle scuole del tuo quartiere trovi tutte quelle attività uguali,  schede colorate bene o male attaccate ad un filo. Quelle lettere e quei numeri su cartelloni tutti uguali così simili ai cartelloni di una scuola primaria. Che fatica stare zitti! E che bello invece quando ti senti dire dalle stesse maestre che la didattica per schede sta rovinando un lungo lavoro pedagogico costruito sui bisogni dei bambini, sulla conoscenza dei pre -requisiti in modo esperenziale, maestre che ti dicono che le schede annullano tutte le differenze: non si vede il bello, non si vede il brutto, c’è solo omologazione, dei bambini non rimane nulla. E’ consolante quando vedi che queste maestre lavorano con fatica e impegno per proporre ai bambini esperienze concrete, non immagini stereotipate sempre uguali. Esperienze che lasciano veramente la possibilità ai nostri bambini di esprimersi liberamente, ognuno con le capacità che ha.

La tristezza del quaderno operativo per i bambini di 5 anni: “Perché noi lo facciamo comprare e poi da gennaio a giungo lavoriamo su quello”, mi ha detto una maestra credendo di rispondere in modo positivo alla mia domanda. Nella scuola di fianco, comunale anche quella (di fianco veramente) la maestra ha ribadito che da anni l’Università sta lavorando affinché non si inserisca più il pregrafismo e il libro alla scuola dell’infanzia: è stato dimostrato che aumenta  il rischio di difficoltà di apprendimento ma soprattutto di non riconoscere da subito un bambino  dislessico….bambini obbligati a raggiungere obiettivi che non competono alle maestre dell’infanzia ma nemmeno a loro (pensiamo che ci sono bambini che iniziano queste attività imposte a 5 anni appena compiuti, sono gli “sfortunati” bambini di dicembre, come il nostro, obbligati prima del tempo a stare zitti, fermi e colorare nei bordi, ricopiare numeri, fare dei calcoli!)

Le schede didattiche sono veloci da stampare, se ne trovano di ogni tipo e i bambini impiegano del tempo a compilarle, seduti ai loro banchetti, ordinatamente. Esatto, a compilarle. E compilare per un bambino di 3 anni, di 4 anni, di 5 anni significa ripeter un comando dato. Non c’è autonomia, non c’è creatività, non c’è libertà di espressione.

Una maestra ha detto una cosa così scontata e allo stesso tempo così vera che andrebbe ripetuta sempre: “Che senso ha far colorare una scheda di una castagna se i bambini non hanno cercato le castagne, non le hanno toccate, annusate, assaggiate, manipolate, non hanno osservato l’albero dal quale provengono, visto il riccio, annusato la terra sulla quale cadono? Non ha nessun senso, quella sarà per loro una semplice scheda della castagna, ma di cosa sia veramente una castagna spesso non hanno idea”

Per questo la scelta della scuola dell’infanzia si è rivelata così difficile, cercare maestre appassionate e ambienti che rispecchiassero le loro parole è stata dura, e alla fine la scelta è stata compiuta. Peccato che spesso questa nostra posizione venga vista dagli altri come un capriccio: “In tutte le scuole fanno così”, ci dicono, contenti di vedere le schede così ordinate sui muri delle sezioni dei loro figli.

No, non in tutte le scuole, fortunatamente. Magari è il caso di rifletterci….

E uno spunto di riflessione: quanto incide un tipo didattica sull’ambiente che i nostri bimbi vivono tutti i giorni?
robinson

schede

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Le meraviglie della neve

neve e fogliaPortare un bambino in un prato innevato ancora incontaminato è come dare inizio ad una meravigliosa caccia al tesoro. Il tesoro, o i tesori, innumerevoli tesori, si rivelano essere orme di animali, foglie che nella neve hanno lasciato la propria impronta, pozzanghere ghiacciate, panchine innevate….

La sopresa di vedere orme mai viste sulla neve: una lepre ha attraversato il giardino. Seguirle per vedere quale giro ha fatto, fingere di essere una lepre.

Poco più in là è caduta una foglia, sulla neve fresca, una ritardataria dell’autunno neve e ormeormai passato. E’ scivolata piano piano lasciando la sua impronta. Una sorpresa! La si guarda, le si gira intorno, ma non la si raccoglie. E’ così delicata, lì, sulla coperta di neve, che non viene nemmeno l’impulso di portarla via.

La scoperta della pozzanghera ghiacciata: tenuto dalle braccia del papà ecco fare una veloce pattinata. Poi uno scivolone stando seduto e quanta fatica per tornare in piedi….e subito dopo scivolare di nuovo, sdraiato, ridendo come un matto.

neve e orme 1Ma il giardino innevato è come un giardino segreto, ogni cosa si trasforma: la neve su un pezzo di tronco e sulla panchina diventa occasione per suonare: mamma, il tamburo di neve. E con la neve tenuta tra le mani ecco una tromba.

C’è un albero con un ramo spezzato, poco più avanti. Ci si gira intorno con estremo interesse e un po’ di tristezza. Ma anche il ramo caduto diventa subito qualcos’altro: prima una nave, a cavalcioni tra le onde di un mare bianco e estremamente calmo, poi diventa un trampolino, dal quale saltare e saltare ancora.

E poi correre affondando gli scarponcini sul terreneve e troncono morbido e guardare le proprie orme che hanno disegnato ghirigori e scarabocchi sulla coperta bianca.

ghiaccioQuanti dettagli, scoperte e meraviglie in una cosa così semplice come la neve.

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Voce del verbo coccolare

Le coccole sono da sempre legate alla sfera dell’affettività, del contatto fisico, dello scambio di emozioni e di relazioni reciproche. Sono manifestazioni di tenerezza e sono strettamente correlate al mondo del maternage e dell’infanzia, oltre che quello della coppia.

Ma la coccola è anche altro. Lo hanno capito bene certi rami del turismo che usano slogan dove “farsi coccolare” e coccole sensoriali 1lasciarsi coccolare” sono le parole d’ordine. Un massaggio ma anche una tisana calda, sono una coccola. Lenzuola profumate e passeggiate sono una coccola: è una coccola trovare ambienti preparati e strutturati per accogliere l’ospite e appagarlo.

Se funziona così bene con gli adulti, figuriamoci con i bambini. Perché le coccole fisiche, gli abbracci forti, i baci, le carezze, i massaggi sono indispensabili per qualsiasi bambino, per tutte le mamme e i papà e quando mancano manca una parte fondamentale del rapporto e ormai è anche scientificamente provato che i neonati e i bambini ne risentono fisicamente e emotivamente. Ma sono coccole anche tante piccole attività che appagano i bambini e suoi sensi: attività dove si esplora, si tocca, si sceglie, si osserva, si annusa. Coccole per i sensi, insomma.

coccole sensoriali 2Ed ecco che raccogliere insieme delle foglie è coccolare.  Sceglierle, accarezzarle, osservare, è una coccola. La condivisione del momento, anche solo uno scambio di sguardi, l’ascoltare il suono dei passi sul terreno, o il cinguettio di un uccello.

Creare un ricordo che rimanga nel tempo è una coccola, una delle coccole migliori. La coccola quindi come nutrimento per i sensi, e le emozioni. Piccole attività, momenti sensoriali pensati e creati per i bambini, per creare momenti di cura che fanno bene a noi adulti e ai nostri bimbi.