La didattica per schede alla scuola dell’infanzia? No grazie.

Che fatica quando agli open days delle scuole del tuo quartiere trovi tutte quelle attività uguali,  schede colorate bene o male attaccate ad un filo. Quelle lettere e quei numeri su cartelloni tutti uguali così simili ai cartelloni di una scuola primaria. Che fatica stare zitti! E che bello invece quando ti senti dire dalle stesse maestre che la didattica per schede sta rovinando un lungo lavoro pedagogico costruito sui bisogni dei bambini, sulla conoscenza dei pre -requisiti in modo esperenziale, maestre che ti dicono che le schede annullano tutte le differenze: non si vede il bello, non si vede il brutto, c’è solo omologazione, dei bambini non rimane nulla. E’ consolante quando vedi che queste maestre lavorano con fatica e impegno per proporre ai bambini esperienze concrete, non immagini stereotipate sempre uguali. Esperienze che lasciano veramente la possibilità ai nostri bambini di esprimersi liberamente, ognuno con le capacità che ha.

La tristezza del quaderno operativo per i bambini di 5 anni: “Perché noi lo facciamo comprare e poi da gennaio a giungo lavoriamo su quello”, mi ha detto una maestra credendo di rispondere in modo positivo alla mia domanda. Nella scuola di fianco, comunale anche quella (di fianco veramente) la maestra ha ribadito che da anni l’Università sta lavorando affinché non si inserisca più il pregrafismo e il libro alla scuola dell’infanzia: è stato dimostrato che aumenta  il rischio di difficoltà di apprendimento ma soprattutto di non riconoscere da subito un bambino  dislessico….bambini obbligati a raggiungere obiettivi che non competono alle maestre dell’infanzia ma nemmeno a loro (pensiamo che ci sono bambini che iniziano queste attività imposte a 5 anni appena compiuti, sono gli “sfortunati” bambini di dicembre, come il nostro, obbligati prima del tempo a stare zitti, fermi e colorare nei bordi, ricopiare numeri, fare dei calcoli!)

Le schede didattiche sono veloci da stampare, se ne trovano di ogni tipo e i bambini impiegano del tempo a compilarle, seduti ai loro banchetti, ordinatamente. Esatto, a compilarle. E compilare per un bambino di 3 anni, di 4 anni, di 5 anni significa ripeter un comando dato. Non c’è autonomia, non c’è creatività, non c’è libertà di espressione.

Una maestra ha detto una cosa così scontata e allo stesso tempo così vera che andrebbe ripetuta sempre: “Che senso ha far colorare una scheda di una castagna se i bambini non hanno cercato le castagne, non le hanno toccate, annusate, assaggiate, manipolate, non hanno osservato l’albero dal quale provengono, visto il riccio, annusato la terra sulla quale cadono? Non ha nessun senso, quella sarà per loro una semplice scheda della castagna, ma di cosa sia veramente una castagna spesso non hanno idea”

Per questo la scelta della scuola dell’infanzia si è rivelata così difficile, cercare maestre appassionate e ambienti che rispecchiassero le loro parole è stata dura, e alla fine la scelta è stata compiuta. Peccato che spesso questa nostra posizione venga vista dagli altri come un capriccio: “In tutte le scuole fanno così”, ci dicono, contenti di vedere le schede così ordinate sui muri delle sezioni dei loro figli.

No, non in tutte le scuole, fortunatamente. Magari è il caso di rifletterci….

E uno spunto di riflessione: quanto incide un tipo didattica sull’ambiente che i nostri bimbi vivono tutti i giorni?
robinson

schede

Annunci

19 thoughts on “La didattica per schede alla scuola dell’infanzia? No grazie.

  1. E no in tutte le scuole non fanno cosi……nella mia scuole metodologia della” ricerca e sperimentazione”, “probem solving”‘ , “cooperative learning” e prima di tutto attenzione ai bisogni di ciascuno!

    • tutte belle parole come se …i bambini non vivessero in aule strette e sovraffollate (28 30 bambini per insegnante) senza aule per la psicomotricità, spazi per il gioco all’aperto ma solo aule fatiscenti quasi del tutto prive di materiale adeguato con arredi di 20 anni fa. Bambini trattati peggio dei polli insegnanti messi nell’impossibilità di fare didattica.Parlate di questo. E poi spiegatemi come individualizzo l’insegnamento se ho 28 bambini in 5 ore quanto tempo posso dedicare ad ognuno di loro.

      • Io posso portare l’esempio delle scuole del mio quartiere. Sono tutte scuole comunali dove il rapporto è comunque fisso a 1:25. Tutte hanno spazi all’aperto e aule spaziose e ben arredate. Nella stessa scuola ho parlato con maestre diametralmente opposte. Quindi il problema non è la scuola, la struttura o i bambini. nel nostro quartiere ci sono scuole che lavorano con le schede e scuole che non lo fanno, questo vuol dire che tutto dipende dall’insegnante. Certamente dove le situazioni sono peggiori, tenere i bambini seduti ai tavoli a lavorare aiuta nel controllo del contesto. Io parlo della situazione che vivo, e fortunatamente è una situazione felice. Lavoro a scuola e anche nelle situazioni più difficili ho visto maestre lavorare con l’esperienza e il fare e non con le schede, in contesti cittadini più difficili, in scuole certamente non nuove. é un’impostazione che è certamente più faticosa che comprare il libro e obbligare tutti a farlo in silenzio e composti. Nessuno mette in dubbio la difficoltà di questo lavoro così importante.

  2. La mia idea di scuola dell’infanzia! Ho combattuto contro l’uso indiscriminato di schede preconfezionate e “libri ” operativi . La cartellina consegnata ai genitori ,alla conclusione del percorso scolastico dei loro bambini, conteneva dal primo scarabocchio all’ultimo elaborato. Si poteva ripercorrere l’itinerario scolastico: eventi della scuola, esperienze didattiche, uscite sul territorio, visite guidate… tutto il loro vissuto in quella cartellina ! Bambini felici di essere a scuola, che aspettavano la mia frase “mi frulla una idea per la testa” e si partiva per l’ennesima esperienza, sono stati la mia più grande soddisfazione.

  3. non mi piace e non sono assolutamente d’accordo…non si può fare di tutta l’erba un fascio; ho insegnato nella scuola dell’infanzia per tanti anni e posso assicurare che certamente quella scheda sulla castagna rappresenta il momento finale di attività di ricerca, osservazione, manipolazione e descrizione del frutto non dimentichiamo che certamente c’è stato l’ascolto di storie, l’invenzione di storielle, la memorizzazione di poesie e filastrocche a tema…e vogliamo dimenticare la psicomotricità ? E l’autunno , le castagne, i ricci…offrono una serie incredibile di giochi e attività di movimento. La scheda rappresenta il momento finale e visivo di tutto un lavoro che c’è alle spalle. Forse la scuola dovrebbe dare alle insegnanti la possibilità , anche economica, di documentare con mezzi aggiuntivi: filmati, foto… tutte le attività svolte dai bambini …questo sì!

    • Ma è quello che ho scritto: ci sono maestre che lavorano solo per schede, solo e soltanto con i libri operativi e ci sono le maestre che lavorano come ha descritto lei: che la scheda la colorano dopo un percorso che ha portato in bambini a fare esperienza di sé e del mondo che li circonda. Una scheda prestampata senza alcun percorso dietro, solo per far vedere ai genitori che si sta lavorando, non ha alcun senso. E sicuramente non si deve fare di tutta l’erba un fascio, io ho parlato per le scuole del mio quartiere…la differenza tra le aule delle maestre che parlavano di lavoro per e con i bambini attraverso l’esperienza e maestre che privilegiavano il lavoro con prestampati era evidente. E sì, purtroppo alla scuola dell’infanzia manca molto la parte di documentazione visiva che ad esempio è molto usata nei nidi. Ci vorrebbe più documentazione dei processi che esibizione caotica di tutti i lavori e di tutte le schede che vengono fatte (anche perché gli ambienti diventano molto caotici anche per i bambini). Alla fine, non diciamo cose diverse.

    • Sono pienamente d’accordo con te cara Antonella, anche io sono 24 anni che lavoro nella scuola dell’infanzia e ho sempre usato questo metodo perché la semplice scheda , come viene chiamata da chi pensa di saperne tanto di più, non viene messa li davanti al bambino come si mette un semplice foglio bianco , ma alla fine di tutto un lavoro di osservazione manipolazione e utilizzata per verificare quanto un bambino ha assimilato. E ritengo che anche questo sia lavorare per i bambini e non per far vedere ai genitori quello che si fa come dice quel simpatico che si firma autore! Cosa anche questa per la quale non vedo nulla di strano , anzi !
      Non so è non voglio nemmeno sapere dove lui lavori e che cosa faccia con i bambini ma le posso dire che in una delle tante scuole città dove io lavoro una buona parte dei bambini non sa nemmeno distinguere la frutta, come la verdura ecc. Ecc. Quindi non credo che colorare una scheda non le serva proprio a nulla!
      Purtroppo chi vive in città rispetto a a chi vive in un piccolo paese ha meno possibilità di toccare con mano e vedere dal vivo o da vicino determinate cose !

      • Grazie del commento. Dietro quel “simpatico autore” si cela un’educatrice in perenne formazione, come richiede il suo lavoro, oltre che mamma, e che ha frequentato e frequenta corsi di aggiornamento e un’ università dove spesso è stato ribadito il concetto: la scheda prestampata senza alcun lavoro dietro non ha alcun senso per il bambino. I bambini imparano con l’ esperienza, facendo le cose, sperimentando, esprimendosi ognuno a modo suo.troppo spesso le schede sono usate per far stare i bambini seduti, zitti e buoni ai tavolini, senza alcun valore didattico. Fortunatamente le maestre di mio figlio, e non solo loro ( lavorando in tante scuole vedo tante realtà diverse) la pensano come me. Dice che molti bimbi non sanno riconoscere frutta e verdura? Si può lavorare benissimo senza schede: osservazioni dal vero della frutta e della verdura, rappresentazione grafica di ciò che si osserva ognuno a modo suo, osservare la stagionalità stando fuori nel parco, coltivando un orto, colorare con i pigmenti naturali, leggere storie che ne parlano, modellare con la creta….lavoro in una scuola dove questo progetto è portato avanti senza alcuna scheda, e i bambini imparano benissimo. Le porto anche l’ esempio di una realtà educativa, fiore all’occhiello, italiana esportata e imitata nel mondo: Reggio children. Non troverà una scheda in questo metodo, eppure i bambini apprendono e spesso molto meglio dei coetanei tenuti a colorare le schede uguali per tutti.

  4. Concordo con Antonella e non con l’articolo. Sono maestra e mamma di una bimba alla materna. Magari, penso, facessero fare qualche lavoretto a mia figlia, eviterei magari di farlo fare io al sabato. Magari facessero qualcosa di più di pregrafismo… Non ci arriverebbero dei bimbi in prima che non sanno tenere la penna in mano e che devono imparare un miliardo di cose in un anno durissimo, poveri cuccioli, mentre fino al giorno prima hanno solo giocato… E non è “solo” perché giocare liberamente è essenziale. Offrire strumenti per creare è doveroso… Ma non viene sempre fatto. Da mia figlia non si fanno schede ma nemmeno altro: alcuni angoli di gioco e ci si alterna a turno a gruppetti, Stop.
    Certo che è più importante vederla, toccarla, annusarla la castagna… Ma li portano ogni giorno nei boschi nei vostri asili schede free? Magari!
    E voi genitori li portate i vostri figli nei boschi?
    Io alle elementari vedo tanti bambini privati di ogni esperienza, al di fuori della playstation e della tv. E’ forse colpa della scuola?
    Io porto ai miei allievi ogni frutto, gemma o fiore che posso, ma non posso sostituirmi ai genitori.
    Allora, portiamoli a fare esperienze, parliamogli, ascoltiamoli i nostri figli… Poi se alla materna, su otto ore di gioco, mezz’oretta viene tolta per fare pregrafismo ma ben venga!

    • Ciao Viviana, grazie del tuo contributo. In realtà penso che si stia parlando di cose diverse: tu porti la tua esperienza di una scuola in cui non si fa. Non si fanno schede ma nemmeno altro. Io parlo di scuole dove si fanno solo schede a fronte invece di altre dove si lavora senza schede prestampate ma si fa, si fa tantissimo. Anche io vengo da una famiglia di maestre (la mia mamma, la mia nonna, mia zia) e io lavoro a scuola come educatrice: si vede tantissimo dai bimbi che tipo di lavoro è stato fatto. Il pregrafismo si può fare anche senza schede prestampate: ci sono tante attività montessoriane che si possono benissimo riadattare, anche tenendo un bastoncino in mano e scrivendo nel fango, si fa pregrafismo, anche usando un vassoio di sabbia si può fare pregrafismo. Vogliamo forse dire che l’apprendimento non passa dall’esperienza? Che non passa dal gioco prima di tutto. La scuola finlandese ne è un esempio concreto (ma anche la nostra scuola dell’infanzia, penso alle esperienze di Reggio Emilia, ma anche alla mia personale esperienza con la scuola del mio bimbo). I pre-requisiti che la scuola dell’infanzia deve insegnare, non imporre, passano tutti attraverso l’esperienza consolidata dalle attività, attività e laboratori che si possono fare benissimo senza schede prestampate. Faccio un esempio sul colorare nei bordi: il mio bimbo non viene obbligato a colorare nei bordi però fanno tante attività di pittura e collage libero dove il foglio è lo spazio del dentro e poi attraverso la rielaborazione dell’attività il fuori dal foglio rappresenta l’andare oltre il bordo, a questa esperienza si collega quella del vivere uno spazio aperto, senza confini qual è lo spazio della loro scuola (una normale scuola comunale) per passare attraverso l’esperienza “della bolla”: dove con il corpo si è in una bolla grande che può essere una fila di sedie a cerchio, e poi si esce dalla bolla, dallo spazio per far entrare qualcun altro (sono esempi naturalmente)….eppure tutti colorano nei bordi anche senza scheda prestampata. Naturalmente poi oltre alla scuola c’è la famiglia, ma proprio perché spesso sono le famiglie che faticano a far fare esperienze concrete ai figli, la scuola ha una responsabilità grande.

      • Certo. Se avete insegnanti volenterosi e illuminati che in una scuola comunale riescono a portare creatività, serenità e le esperienze sensoriali montessoriane… Ben venga!
        Qui, fra insegnanti ultra cinquantenni stanche, demotivate e piene di sè, 25-27 bambini in parte stranieri, poche risorse economiche… Dai tre ai quattro anni (dallo stare con me alla scuola d’infanzia) mia figlia è più regredita che evoluta. 😦
        E se tenti di portare qualche perplessità ti senti dire: “Se i nostri metodi non ti vanno bene prendi tua figlia e portala altrove”.
        Poi in effetti ci sono scuole dove mi dicono che fanno schede ogni giorno.
        Ed io stessa ho lavorato in una scuola d’infanzia dove si violentava ferocemente la personalità di alcuni bambini, solo perché vivaci o bisognosi di un briciolo di attenzione che a casa non avevano. E bambini che vivevano violenze in casa e ore e ore di castighi a scuola. E responsabili che facevano orecchie da mercante a tutte le mie denunce.
        E’ così. Gli asili privati costano e quelli illuminati sono pochi. Alla fine mi accontento di mandare mia figlia in un asilo comunale dove non fanno nulla, ma almeno non fanno troppi danni.
        Le famiglie? Io vedo alla primaria che i bambini sono vuoti, spenti e privi di stimoli ed esperienze. Una tristezza infinita…

    • vero…………….tutti sti professoroni che bla, bla, bla bla…le scuole dell’infanzia? Nei boschi,nelle campagne, anche nelle citta’, con pulmini a nostra disposizione che ci portano a fare esperienza di vita che ci permettono di esplorare i vari ambienti al momento opportuno……………………ma smettetela, e’ tutto sulle nostre spalle………………..ben venga la scheda, ben venga il libro operativo……………………dedicare 10/15 minuti per i bimbi di 5 anni allo svolgimento di una consegna per quanto mi riguarda ha sempre portato ottimi risultati…………….forse e’ la scuola primaria che si deve dare una regolata, forse e’ li’ che bisogna fare dei passi indietro………………….

      • Sarà che la mia esperienza e l’ esperienza di molte scuole qui è lontana anni luce dal libro operativo,che veramente si va a fare esperienza nel bosco ( consiglio di vedere il sito della Fondazione Villa Ghigi), e che di schede neanche l’ ombra…e sarà che i bimbi di cinque anni arrivano alla primaria con i pre requisiti ben solidi anche senza attività con il libro( ma ne fanno tante altre senza), che proprio non posso approvarne l’ uso. Eppure sono maestre anche le nostre, con gli stessi bambini di tutte le altre… probabilmente una formazione diversa porta anche a scelte educative diverse…ma si può andare oltre il libro operativo e c’è tutto un mondo pedagogico e un’esperienza pedagogica e didattica che lo dimostra…forse è anche questione di mettersi in gioco?

  5. Non occorre essere docenti volenterosi e illuminati, basta essere professionisti coscienti del proprio ruolo. E questo deriva solo da una formazione permanente che è sostenuta da una motivazione forte: io ci sto bene nel ruolo di insegnante, è il mio posto, fa per me? Allora riesco a ricavare soddisfazioni ovunque, che mi sostengono anche nei momenti di difficoltà, anzi queste fanno fiorire la mia fantasia. Solo i primi anni (’70), e non per mia scelta, ho usato libri di pregrafia, poi è stato un germogliare di attività espressive e costruttive in cui comunque riconoscevamo c’erano esperienze di pregrafria. Le idee sul fare nascevano con bimbi e bimbe e venivano raccolte nel “libro delle idee” a cui attingevamo nei tempi di “secca” che però non c’erano mai… perchè sempre c’era qualcuno a cui si “accendeva una lampadina”. Le idee del libro servivano anche per sviluppare un argomento e come memoria delle nostre chiacchierate nella documentazione annuale ai genitori e nel registro che si costruiva personalizzato con narrazioni e foto. Ho lasciato la scuola nel 2015… e fino alla fine ho vissuto lo stare bene con bambini e bambine. Ora continuo aiutando le colleghe nella formazione (per hanno ho fatto ricerca e offerto formazione)… perchè convinta che la scuola cambia se in essa ci sono persone motivate… e la formazione aiuta anche a prendere coscienza di sè!

    • Formazione continua è la chiave, educare prima noi, insegnanti, educatori, genitori per educare i bambini nel senso più ampio e libero del termine. La scuola è un laboratorio continuo di idee, di pedagogia, di esperienze…una comunità educante di incredibile importanza e anche bellezza.grazie per questo contributo.

      • Siamo noi, gli adulti, che abbiamo bisogno di crederci…. di costruire reti di condivisione, e questo è per me “comunità educante”.

      • Siamo noi, gli adulti, che abbiamo bisogno di crederci…. di costruire reti di condivisione, e questo è per me “comunità educante”. Per fortuna ci sono reti che si propagano. Una rete di cooperazione educativa che vede insieme genitori, insegnanti e chi si interessa di formazione – educazione é la rete “C’è speranza se accade @” che promuove un’esperienza di scuola attiva (Vedi Lodi e Zavelloni) e che prpone il Convegno a Negrar ( Verona ) il 22 e 23 ottobre, con un “menù appetitoso”. C’è ancora posto per chi vuole… anche solo il sabato per assaggiare. Con una amica conduremo 2 laboratori del Gioco del Dipingere ispirato al pensiero di Arno Stern. Ecco il link informativo.
        http://www.retedicooperazioneeducativa.it/course/la-terra-delleducazione-seminare-il-futuro/

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...