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L’importanza delle cose

Quanta cura mettiamo nell’arredare le nostre case, nel cercare oggetti, complementi, stoviglie di buon gusto, coordinate, di qualità e soprattutto che ci trasmettano qualcosa. Scegliamo una brocca in vetro e non in plastica perché riconosciamo più o meno consapevolmente che il vetro, la trasparenza, i riflessi, ci dicono qualcosa, ci trasmettono sensazioni rispetto ad una comune brocca di plastica. Scegliamo cose che ci parlano, che offrono emozioni, anche momentanee, piacevoli.

Eppure quando si tratta di bambini molto spesso sottovalutiamo questo aspetto: siamo spinti a sceglierecostruzioni l’oggetto o il gioco di plastica, quello freddo, liscio, indistruttibile (!) e lavabile. Lo facciamo scegliendo il set di stoviglie per lo svezzamento, i giochi per la camera, perfino il tappeto…è il mercato che spinge sulle paure e le credenze dei genitori, un mercato che ha tolto al neonato la cosa più semplice, elementare e indispensabile che esista: la sensazione, la sensorialità, il diritto alla sensorialità. Al bimbo che sta sul tappetone (di plastica e super colorato) preferiamo propinare  pupazzi che piacciono a noi perché per noi adulti sono impregnati di significati ma che per lui devono essere qualcosa di orrifico: grandi, troppo colorati e dalle forme strane: orecchie sproporzionate, nasi freddi, musiche ripetitive e colori accecanti; preferiamo proporre giochi meccanici (li chiamano educativi) pieni di pulsanti, suoni e luci. Preferiamo sonagli colorati interamente di plastica e cubi di plastica, meglio se morbida. Proponiamo cose fredde che non “parlano”, non trasmettono la loro storia perché non ce l’hanno, sono un manufatto completamente artificiale prodotto da una macchina.

tesori naturali 2Fermiamoci un attimo a pensare: perché dare ad un bambino che ha bisogno di tutte le sensazioni del mondo per crescere, svilupparsi e conoscere un oggetto privo di qualsiasi emozione e sensazione, un oggetto che a noi per primi non dice niente? Quanto è più bello dare ai propri figli oggetti che parlano, materiali che scaldano, materie che trasmettono emozioni: proviamo con un tappeto morbido di cotone o una coperta al posto del tappeto puzzle di plastica, una ciotola di ceramica, magari di argilla che abbiamo visto creare sotto ai nostri occhi (e che sul tappeto no, state sicuri, non si romperà), o di legno, pon pon di lana e magari in sottofondo una musica da ascoltare insieme…doniamo oggetti veri e creiamo momenti di coccole sensoriali, affettive, intime. Le cose parlano perché è la materia che parla e che ci trasmette. Se entriamo nell’ottica del regalare cose emozionanti ai nostri bimbi, ci si aprirà un mondo diverso, riusciremo a pensare in maniera diversa anche noi adulti. nel primo anno di vita sarà divertente ricercare piccole cose che con cura e attenzione e anche per noi sarà uncestino dei tesori percorso nuovo che ci porterà a toccare le cose per sentire che cosa trasmettono. Poi i primi giochi interattivi con i quali instaurare delle azioni e allora sarà il tempo di scatole e scatoline da aprire e chiudere, una pallina da infilare in una bella scatola e vederla uscire dopo poco, costruzioni di legno che possiamo reperire facilmente da qualsiasi falegname chiedendo gli scarti delle lavorazioni, e ancora basta un tappo da vasca con la sua sede per destare nel bimbo la curiosità dell’infilare e sfilare, e i tappi di sughero con i loro infiniti modi di presentarsi e suscitare interesse e attività.

scatoleCosì quando andremo all’Ikea il nostro sguardo si soffermerà sulle ciotole di legno, sulle tovagliette di vimini  da poter utilizzare come percorsi sensoriali a piedi nudi, su quel meraviglioso set di secchielli di alluminio leggeri (del reparto cucina) di tre grandezze diverse e per di più con coperchio…qualsiasi negozio di bricolage ci offrirà spunti e idee per attività e giochi fai da te e non potremo resistere a toccare ogni cosa, come se in noi si fosse risvegliata la fase sensoriale tipica dei bambini. E questo cambierà anche noi, la cura che mettiamo nelle nostre cose e nelle nostre scelte; affineremo i nostri sensi, ci soffermeremo maggiormente sulle cose e sulle situazioni, capiremo veramente l’importanza delle cose…

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Nessuna mamma…Una mamma

wpid-fb_img_1441982194252Questo è un post diverso dal solito. Un post scritto per StorMoms sul tema del mese #unanessunacentomilamamme.
Parla di mamme, parla di mamme che sono state Nessuna mamma per molto tempo. Sono tante, dietro facce felici e sorrisi tirati. Questo post è per loro, e per me.

A volte capita che il tuo corpo e la tua mente ti mandino un messaggio chiaro, da subito: tu sei una mamma. Perché l’istinto materno non è vero che ce l’abbiamo tutte, c’è chi ce ne ha poco e poi ha un figlio e lo vede esplodere, c’è chi piano piano lo apprende ma non lo sente mai come “istinto”, c’è chi “i bambini sono belli, ma quelli degli altri” e c’è invece chi ce l’ha dentro, chi lo sente ad ogni viso di bambino, ad ogni espressione delle mamme o delle donne incinta, ad ogni passeggino, fascia, seno che allatta, biberon, altalena che vede….la mente grida forte e chiaro “Tu sei una mamma” e ti porta a vedere il viso del tuo bimbo in tutti i visi di bambino, il tuo essere mamme in tutte le mamme: in una, quella che seduta accanto a te in posta accarezza la sua pancia con incredibile dolcezza, in centomila mamme, quelle che il mondo ti pone davanti quando il tuo desiderio di maternità è forte.
Eppure sei Nessuna mamma…il corpo, la natura, il caso, la sfiga vuole che il tempo passi e la ricerca non porti a niente. Gridi a te stessa che tu sei nata per essere mamma, che è ingiusto che tutte intorno a te rimangano incinta senza alcun problema, che tutta la società intorno ti mostri famiglie, bambini, felicità che tu puoi solo guardare da lontano e non provare.
Ti dici che saresti una brava madre ma continui ad essere Nessuna madre. Odi il tuo corpo, senti un vuoto dentro incolmabile, un lutto che è difficile riuscire a rielaborare: è più facile mostrarsi sorridenti, rispondere in modo vago alle persone che insistono per sapere quando farai un figlio, sorridere un po’ amaramente quando chi sa che cerchi ti dice le solite cose….non ci pensare, è lo stress, figurati che a me è arrivato per caso, i cugini di mia zia di secondo grado hanno avuto un figlio dopo 7 anni che ci provavano quando avevamo smesso di pensarci.

E poi la faccia contenta quando le amiche ti annunciano che aspettano un bambino….ma come?! urli dentro di te, al primo colpo?! E sei contenta per loro, ma dentro muori un po’ di più perché gli occhi che brillano, la pancia che cresce, le nausee, la gioia e il dolore del parto, il primo sguardo tra mamma e neonato sono cose che tu immagini, che vivi nella tua mente una, centomila volte e ti sogni di notte il tuo bimbo, sempre diverso, sempre bellissimo, per svegliarti con un dolore lancinante….eh sì, perché tu sei Nessuna mamma.

Quante storie di nessuna mamma che poi diventano Una mamma dopo un percorso di maternità diversa, parallela, perché prima lo pensi, poi lo immagini, poi lo vivi intensamente nella finzione della mente, poi forse lo vivi veramente….forse.

E allora eccoci, le Nessuna mamma, Una mamma, Centomila mamme…mamme che si nascondono dietro sorrisi perché è più facile dire “un figlio non lo voglio, stiamo aspettando il momento giusto” che ammettere che il tanto desiderato figlio, che il tanto agognato essere Una mamma, non sta capitando. Tutti ci riescono ma la Nessuna mamma no.

Quel test positivo, in qualunque maniera arrivi, è la rinascita. La Nessuna mamma diventa Una mamma, diventa Centomila mamme.

E a tutte le Nessuna mamma che si sentono dire che oltre ai figli c’è altro, mi sento di dire che sì, ci può essere altro, ma altro non è un figlio. Non smettete mai di combattere per raggiungere il vostro sogno…

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L’estate incantata

si comincaE domani si ricomincia, anzi, si comincia un nuovo percorso: inizia la scuola dell’infanzia.
Il cestino dei tesori dell’estate è pronto: un’intera estate chiusa lì, tra una pigna e una nocciola e una conchiglia. Anzi, l’estate è proprio quel cestino, quella nocciola, quella pigna e quella conchiglia.

C’ è un libro di Ray Bradbury, L’estate incantata (e uncestino dell'estate seguito ma di minor impatto Addio all’estate), che nella sua magnifica semplicità è una rivelazione per il lettore. E’ un inno all’infanzia, un inno all’estate, un trattato sotto forma di romanzo dell’estate dell’infanzia. Perché ne parlo? Perché secondo me tutti dovremmo leggerlo, tutti noi genitori che siamo stati bambini, quando veniamo presi dalla nostalgia nel vedere un’altra estate finire,nel vedere i nostri bambini crescere, compiere passi avanti nella loro vita…ecco, in questi momenti lo riprendo in mano e lo rileggo e alla fine, come sempre mi commuovo. Mi commuovo per le estati della mia infanzia che sono passate, mi commuovo pensando alle estati del mio bimbo, a come per lui il mare, la montagna, la campagna, il sole, gli amici, i gelati hanno significato felicità, stupore, meraviglia, gioia. E mi commuovo anche, con un po’ di nostalgia, a pensare che è tutto finito, di nuovo.

L'estate incantataE dire che a giugno, settembre, sembrava così lontano, un po’ come quando in pieno inverno uno pensa al caldo dell’estate e non riesce a ricordarsi com’è: il caldo sembra quasi irreale.

Ma stasera  è ancora estate; il cestino dei tesori è pronto, con tutta l’estate dentro. Domani l’estate lascerà la nostra casa e un nuovo anno comincerà.

Buona inizio a tutti, qualunque sia il vostro inizio. inizi

Douglas chiuse gli occhi. 

Albe di giugno, mezzogiorni di luglio, sere di agosto: tutto finito, chiuso, cessato. Gliene restava soltanto il ricordo, la sensazione, mentre l’autunno e l’inverno si schiudevano davanti a lui, e dopo l’inverno la primavera fresca e verde; l’estate era molto molto lontana. Ma se avesse dimenticato, il vino di dente di leone era in cantina per ricordargli ogni giorno e ogni mese della stagione calda.
Ci sarebbe andato spesso, avrebbe guardato il sole che brillava nel vino dorato fino a non poterlo sopportare, poi avrebbe chiuso gli occhi e si sarebbe concentrato vive e colorare che gli danzavano nella retina. E ogni chiazza, ogni fuoco, ogni riflesso andava sistemato al suo posto, finché il quadro diventasse chiaro di nuovo….
Pensando a queso si addormentò.
E nel sonno mise fine all’estate 1928

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Giocare con le forme geometriche

attività logico matematicheE’ ormai consolidato che i bambini abbiano capacità logiche e matematiche innate. Basta osservarli quando giocano liberamente: ordinano, raggruppano oggetti, li sistemano in file, fanno confronti e operano delle scelte.

Questo processo di auto apprendimento si vede molto bene quando i bambini, ancheattività logico matematiche 3 piccoli, hanno a disposizione delle forme geometriche. Osservandoli mentre giocano (e giocano con molta serietà e concentrazione) si rimane stupiti della capacità logica che hanno: raggruppano a seconda del colore, della forma, delle forme simili, dal più grande al più piccolo e costruiscono, inventano, associano per formare immagini di oggetti conosciuti o sperimentano l’equilibrio delle forme e la loro dimensione.

attività logico matematiche2Abbiamo trovato al supermercato in questi giorni di allestimenti scolastici questa valigetta che contiene triangoli, rettangoli, cerchi, quadrati ed esagoni in tre colori diversi, in due dimensioni diverse e in due spessori diversi.

E’ subito stato naturale per il nostro bimbo mettersi al lavoro in un posticino comodo. Nonattività logico matematiche 4 abbiamo avuto bisogno di intervenire nel suo agire, è stato tutto spontaneo dal prendere le forme, al “manipolarle” e al riporre in ordine ad attività finita.

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Noi leggiamo: Ninna Nanna per una pecorella

Abbiamo un nuovo libro preferito, di quelli che leggi e rileggi e leggi ancora tanto da impararlo a memoria e leggerlo con mamma e papà, ogni sera. E’ Ninna nanna per una pecorella (sì, anche questo nella famigerata lista dei libri censurati a Venezia….).

Ninna nanna per una pecorella

Ninna Nanna per una pecorella è una poesia fatta di piccole e semplici frasi che accompagnano una pecorella che ha smarrito il suo gregge in una notte illuminata dalla luna. La pecorella ha paura, la notte è scura, il gregge lontano.

Poi la notte viene rischiarata da quattro fiammelle…cosa saranno? La pecorella le segue ed ecco che trova un rifugio: una mamma lupo e il suo cucciolo (un lupo vero ma ancora bambino) che la accolgono per una notte serena…ti sarò mamma, casa e sentiero, ti darò sogni di erba e trifoglio, sonno di latte, letto di figlia, dice la mamma lupo alla pecorella.

Una poesia per addormentarsi senza paure, confidando di trovare sempre un abbraccio accogliente nel quale riposare sicuri.

Una lettura che sarà conforto per i bambini e sarà emozionante per i genitori, per un momento di tenerezza 8utile anche agli adulti) prima della buonanotte.

Pecorella2

(come avrete notato è anche questo un pericolosissimo libro gender!)

Ninna nanna per una pecorellaNinna Nanna per una pecorella
Eleonora Bellini, Massimo Caccia
Topipittori