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Tutto bene? Tutto bene, grazie.

Abstract speaker silhouette with lettersLe parole sono importanti. Tutte le parole sono importanti perché dicono qualcosa, di noi, del mondo, di come stiamo e di come vorremmo stare, della nostra vita, della morte, della nascita…
Sono così importanti ma anche talmente scontate, le parole, che le usiamo spesso in automatico. Facciamo domande e ci aspettiamo risposte pre impostate, usiamo le parole ma non le usiamo.
Tutto bene? Tutto bene, grazie. Ne è l’emblema.
Quando lo chiediamo, spesso senza nemmeno pensare a quanto sia importante quello che stiamo esprimendo, la maggior parte delle volte la risposta è quella: tutto bene, grazie. Anche noi rispondiamo così. Eppure va sempre così bene come diciamo? Ma non riusciamo a dire di più, perché le parole più scontate e semplici da far uscire sono anche quelle più veloci e immediate per troncare la discussione.
Tutto bene, grazie. E magari stiamo morendo dentro, un poco, tanto…
Sarebbe comodo se ci fosse una parola, un’unica parola che potesse esprimere il concetto di “ti dico che sto bene ma non è così”, una parola chiave da poter usare con le persone che riteniamo possano tenderci la mano, affinché dopo il “ti dico bene ma non è così” possano domandarci altro, andare più a fondo.
Tutto bene, grazie. E le parole, che dovrebbero essere un ponte tra le persone, una porta o una finestra, diventano l’emblema della incomunicabilità. A volte lo facciamo consciamente, di rispondere tutto bene, grazie. A volte invece andiamo in automatico e poi ci pentiamo, perché avremmo voluto dire qualcos’altro ma le parole vere non sono uscite.
Per un bambino è più facile, non dirà che sta bene se sta male. Non dirà che va tutto per il meglio quando non è così. I bambini usano le parole con sincerità. E come per tante cose siamo  noi che dovremmo imparare da loro, a comunicare ciò che siamo, sentiamo e vogliamo piuttosto che ciò che si deve dire. Parlare riempendo di vero senso le parole è faticoso, serve allenamento, buona volontà, voglia e consapevolezza. Ma imparare a parlare è d’aiuto con le relazioni, le relazioni personali familiari e amicali e quelle professionali.
Tutto bene? Tutto bene…o forse no.

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Quando fuori piove

il bosco 7Piove. Piove forte. Siamo alla finestra e guardiamo fuori.
“Questa è bagnata veramente” dice lui.
Sì, perché ci sono tante tipologia di pioggia: lieve, pungente, fredda, bagnata, fradicia, pioggia proprio che non si esce.
“Però usciamo lo stesso, vero?” prevedibile evoluzione del discorso.
Va bene, usciamo lo stesso.
Uscire quando piove è un’esperienza che può essere terrificante, ci siamo passati tutti nella classica giornata piovosa, senza ombrello, sacchetti della spesa in mano, dopo aver affrontato il traffico della giornata di pioggia, magari abbiamo pure messo la giacca senza cappuccio. E malediciamo la pioggia, le nuvole, e il maltempo.
Ma uscire con la pioggia può essere diverso.
Innanzitutto bisogna uscirequando fuori piove sotto la pioggia quando non si hanno altri scopi che quello: uscire sotto la pioggia.
Poi serve un abbigliamento adeguato per il piccolo esploratore da pioggia e i suoi accompagnatori. Banditi gli ombrelli, avanti le mantelle, stivali e stivaletti per tutti e consigliati (ma quasi indispensabili) i pantaloni impermeabili.
La vestizione dura circa quanto il tempo che si passerà fuori, ma vi assicuriamo che ne varrà la pena.  Tra gli accessori anche la macchina fotografica può essere utile.
Passeggiare sotto la pioggia è come esplorare un mondo nuovo: poca gente in giro e molto frettolosa; piazze e giardini tutti per noi; scivolo del parco con il bosco 5relativa buca del fango per una seduta di benessere che neanche una spa può donarvi; giocare con l’acqua che scende dal cielo o che riempie le buche; correre a perdifiato su un prato scivoloso; affondare gli stivali nella terra bagnata…concedere e concedersi del tempo diverso, intimo, di stupore e meraviglia.
“Mamma, questo mondo è nostro?” Le domande di una passeggiata sotto la pioggia.
E mentre piove osservare particolari che non avevamo mai osservato. Alcuni ce li indicano i bambini stessi: grondaie dalla forma strana, riflessi colorati nelle pozzanghere, foglie diventate barche. Altri li cogliamo noi, sguardo rivolto intorno, rivolto in su, rivolto anche a terra, rivolto anche verso noi stessi.
A volte serve, uscire di casa anche quando fuori piove. Uscire per stare sotto la pioggia e vivere il fuori anche così.
Il ritorno a casa dopo una passeggiata sotto la pioggia ha qualcosa di magico: una merenda che sembra più gustosa, le ciabatte calde e un po’ di silenzio, come se si dovesse rielaborare quello che abbiamo appena vissuto.
“Abbiamo fatto appena in tempo, ora non piove più” dice, guardando fuori dalla finestra.

Questo post partecipa al tema del mese delle #StorMoms #mammapiovechefacciamo

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Poesia dell’attesa

IMG_5283“Prima eri aria,
leggera condensa
sul vetro, una parola
scritta con le dita.

Prima eri casa, là dove
si torna e se non si torna,
si torna col cuore.

Prima eri sogni
di mezza estate, di tutta
estate, e tutto inverno
e primavera e autunno.

Prima eri pensiero
fisso, punto e basta
lì presente sempre,
sempre, sempre….

Poi sei stato punto, poi puntino
poi bambino.

Il nostro bambino.”

3 dicembre, tre anni che sei con noi.
Sembra ieri, a volte, che sei arrivato.
Eppure sei parte della nostra famiglia da sempre.
Buon compleanno bimbo nostro!

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Piccole storie di attesa e di attese

Piccole storie di attesa e di attese scritte da La crescita felice per tutti i lettori, grandi e piccoli in attesa del Natale.

mondo bollaIl silenzio del mondo Bolla

C’è un piccolo mondo oltre le stelle
dove le case sono piccole e belle.
A dire il vero son come bolle
abbarbicate ad un verde colle.

Nel mondo Bolla, questo è il suo nome
nessuno chiede mai “Perché? Per come?”
Non c’è rumore, ma silenzio assoluto
nessuno ricorda chi così ha voluto.

Gli abitanti in casa possono parlare
ma senza risa o pianti, solo sussurrare.
Così le parole sono bisbigli nel vento
ed è prezioso ogni loro momento.

Ma ecco che un dì dal cielo nero
arriva al villaggio un avventuriero.
“C’è nessunoooo?!” urla noncurante
ed una guardia lo arresta seduta stante.

Infatti nel mondo Bolla c’è un piccolo re
che ora dalla rabbia è fuori di se.
“Chi osa urlare rompendo la quiete?!”
“Che vuoi, che fai, ma chi siete?”

“Signore lei si arrabbia proprio per poco,
dovrebbe dedicarsi a questo gioco:
domani, all’alba, quando il cielo è rosa
vada sul colle a gridare qualcosa”

Il re infuriato per quell’oltraggio
“Nella prigione, fino a maggio!”
e lo dice piano, senza urlare
anche lui alle regole deve sottostare.

Ma poi pensa a quando da solo nel suo palazzo
ogni tanto crede di diventare pazzo:
vorrebbe poter gridare, ridere e cantare
e immagina di farlo ma senza fiatare.

E quando si arrabbia furiosamente
avrebbe bisogno di discutere con la gente,
ma non può, non deve farlo
e allora l’ira lo consuma come un tarlo.

E così decide di andare a provare
ciò che lo straniero gli ha detto di fare.
E’ l’alba, e il re lentamente sul colle sale
si chiede “E’ la cosa giusta, è una cosa che vale?”

Poi si fa coraggio, si guarda un po’ in giro
e urla forte forte, facendo un bel respiro.
“BUONGIORNO COLLE, BUONGIORNO MONDO”
e la sua voce, fa un girotondo.

La voce gira e rigira e qua e là si posa:
sulle cose, sulle piante, su ogni cosa.
La gente esce incredula e meravigliata,
si può parlare, la regola è cambiata!

Che bello poter esprimere le proprie emozioni
ridendo, piangendo cantando canzoni.
Scegliendo parole da donare alla gente,
poter dire a gran voce quello che si ha in mente.

L’avventuriero riparte contento
saluta tutti e segue il giro del vento.
Il mondo Bolla ha tanto atteso
ma ora il silenzio ha un senso, non e più un peso.