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Colorare nei bordi, avere dei bordi, essere fuori dai bordi

acquerelli

I bambini devono colorare nei bordi. Questa è purtroppo una delle frasi che moltissimi genitori si sentono ripetere dalle maestre della scuola d’infanzia dei propri figli. Non colora nei bordi, non rispetta i colori, non sa colorare, non sa disegnare. 

Ieri torno a casa e faccio una scoperta: il nostro bimbo sa colorare nei bordicolorare nei bordi. Il nostro bimbo ha appena compiuto tre anni e no, a scuola nessuno lo obbliga a colorare nei bordi, a scuola hanno gli acquerelli, le tempere, le matite e tanta libertà d’espressione. A scuola però hanno un parco che i bordi non ce li ha, non ha confini recintati, si perde verso i boschi dei colli o declina verso la città diventando parco pubblico. E i bambini imparano a muoversi con sicurezza e a rispettare confini invisibili, quando le maestre li portano al prato dell’acero, al castello o al Pellegrino. Ai bambini viene insegnato che loro un bordo ce l’hanno, è il loro corpo, un disegno liberocorpo che si muove all’interno di una scuola edificio, che anche lei ha un corpo fatto di muri, di scale, di stanze, di spazi chiusi e aperti. Ai bambini viene insegnato che la scuola è una comunità, anche lei fatta di bordi, di corpi, di menti, di routine e di straordinarie occasioni di condivisione e rispetto. Ai bambini viene insegnato, mostrato che ci sono bordi da rispettare per non ferire l’altro, per rispettare l’ambiente e se stessi ma che questi bordi possono essere cambiati, allargati, aperti, chiusi perché ognuno di loro è unico.

E così il nostro bimbo colora nei bordi, perché la scuola dell’infanzia questo dovrebbe fare, insegnare i pre requisiti con l’esperienza, con il fare e lo sperimentare  e lo sperimentarsi, portando il bambino prima di tutto a conoscere i bordi reali, immaginari, gli spazi chiusi e quelli aperti, il dentro e il fuori con l’azione e il movimento. Tutte cose che un disegno prestampato non potrà mai insegnare.