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Al fiume…momenti di non trascurabile felicità

Quanto è bello rendersi conto che si è vissuto 28 anni nella stessa città e che per 28 lunghissimi anni si è rimasti all’oscuro di posti meravigliosi come il greto del fiume. Che bella parola, greto e che bella parola fiume, tanto belle che se ci fosse un libro delle parole più amate dai bambini andrebbero subito inserite.

Questo posto, che abbiamo conosciuto da pochi mesi, è un posto magico. Ha un accesso nascosto e quasi segreto, si scende lungo un sentiero tra gli orti, si costeggia una cascatella, e si passa su un ponticello di legno. E questo già basterebbe per rendere il tutto fantastico. Poi ecco che lo sguardo si apre sulla chiusa del fiume, sui getti d’acqua che raggiungono il lento scivolare delle acque, sulla riva di sabbia finissima che si raggiunge tra sassi rotondi e arbusti. C’è la sabbia, ci sono i sassi, di ogni tipo e dimensione, c’è l’acqua. C’è tutto un mondo…

Al fiume si costruisce, qualsiasi cosa, si scava, si raccoglie, ci si bagna, si spruzza, si gettano sassi sull’acqua per farli rimbalzare, si osservano le anatre che al contempo osservano noi. Si sta in equilibrio sui tronchi portati dalle piene, si trovano uova di gabbiano che seguono il fiume fino al mare. Si inventano storie sotto il sole caldo e le si disegnano con i bastoncini. Al fiume si legge, sdraiati sul telo, un po’ come al mare ma siamo al fiume. Al fiume si finge di perdersi e poi ci si ritrova. Si guarda indietro dove il fiume arriva e si guarda l’orizzonte dove il fiume scompare.

Ed è così magico, il momento, in questo posto sconosciuto ai più che anche noi adulti fatichiamo a tornare a casa…ripetiamo a noi stessi…ancora un po’, ancora tre minuti

E così, se avete un fiume, un torrente, un ruscello vicino a casa vostra, trovate il vostro greto, trovate il vostro mondo d’acqua, di sabbia e di sassi e vivete momenti di non trascurabile felicità…

 

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Io educo, tu educhi, noi ci EduchiAmo

seminaLa consapevolezza più lucida nell’aver un figlio, secondo me, è capire fin dal momento in cui lo vedi per la prima volta, che ciò che avevi considerato fino a quel momento un punto  di arrivo, non è che un punto di partenza.
E’ un pensiero che può farsi strada in gravidanza: quando arriverà il bambino sarò madre e la mia vita cambierà, ma non sarà così chiaro il cambiamento finché il bambino non è lì, davanti ai tuoi occhi. In quel momento inizia una nuova vita, la sua, che in fondo ha già nove mesi, e quella dei genitori che capiranno di essere essi stessi rinati, rinati come mamma e papà. Può sembrare retorico, eppure è anche un fatto oggettivo: prima si era compagni, marito e moglie, coppia ma solo in quel preciso momento si diventa mamma e papà.
Inizia lì, dalla nostra consapevolezza, l’educazione. Perché educare deriva dal latino ducere, condurre, e quella E messa lì, all’inizio, significa condurre fuori, trarre fuori.
cropped-img_7132.jpgEducazione è una parola bellissima, come il suo verbo, educare: pensiamo ad una pianta, a come è bello vederla germogliare: prima seminiamo, il semino germoglia sotto terra e poi d’un tratto è pronto per venire fuori, nella sua bellezza e crescere grazie all’acqua, al sole, alla terra. Com’è simile la vita di un bambino: da un seme alla vita, la crescita, lo spuntare e germogliare tutti i giorni: grazie a se stesso prima di tutto e alle capacità innate di sviluppo e adattamento alla vita, grazie al sole, all’acqua alla terra che è tutto ciò che lo circonda e che siamo noi.

Quando si diventa genitori si impara subito che educhiAmo ma siamo al contempo anche educati, noiEduchiAmo
accompagniamo il bambino nel suo percorso di crescita ma anche lui accompagna noi, ci educhiamo a vicenda. Ed è così bello diventare protagonisti di questo percorso: lasciarsi guidare dai bambini, accovacciarsi di fianco a loro osservando un filo d’erba, farci tenere la mano e avere anche il coraggio di lasciarla quando è il momento, imparare ad amare in modo incondizionato, spassionato, gratuito, semplice, assoluto come fanno i bambini, imparare a vivere il momento, ora e qui, come i bambini che ancora non hanno la percezione del tempo che è stato né l’ansia del tempo che sarà…

E’ bello poter pensare che i nostri figli vedono noi come primo modello, e questo fattore è fondamentale nell’educazione di noi genitori: ci dà l’opportunità, tutti i giorni, di chiederci cosa vorremmo far capire ai nostri figli con i nostri atteggiamenti, tutti i giorni possiamo metterci in discussione e riscoprirci, rinnovarci, cambiarci per diventare persone migliori. E questo non lo insegna la scuola, non lo insegnano i libri (sebbene possano dare una mano),non ce lo insegnano nemmeno i nostri genitori che hanno fatto percorsi simili o diversi, ce lo insegnano i nostri figli.

EduchiAmo 1E’ un pensiero profondo, capire che ci educhiAmo a vicenda, con la stessa importanza, senza imposizioni né gerarchie, tutti i giorni della nostra vita.
Da quando sono mamma ho capito che l’educazione non è una, non è unica, univoca, rigida, omologa per tutti, l’educazione è un processo vivo, vitale, gioioso, aperto sul mondo oltre che sulla famiglia, è un processo insito in tutto quello che si fa, in tutti gli aspetti della nostra vita e che possiamo, dobbiamo, cogliere in tutto quello che facciamo: condurre fuori, accompagnare fuori…farsi accompagnare ed essere accompagnati fornendo sempre sole, acqua e terra perché si diventi fiore, frutto, e di nuovo seme…

Questo post partecipa al tema del mese #EduchiAmo di StorMoms

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Un libro al giorno: Il cavaliere Panciaterra

Cavaliere-Panciaterra_cover-219x300Questo è un libro straordinario (di Gilles Bachelet, edizioni Il Castoro). Non solo per i disegni, dettagliatissimi e pieni di particolari interessanti e divertenti, non solo per il testo, una storia buffa e seria allo stesso tempo, con un bellissimo finale, ma anche e soprattutto per la forma priva di stereotipi e pregiudizi.
Il cavaliere Panciaterra è una chiocciola cavaliere che deve partire per la guerra perché il cavaliere Cornomolle ha attaccato la sua aiuola di fragole. Ma prima di partire per la guerra c’è una lunga lista di cose da fare che rallentano la sua partenza: un lungo bagno, rispondere agli ammiratori, giocare con i figli e salutare la moglie. E anche il viaggio verso il campo di battaglia è pieno di insidie: principesse da salvare, incontri straordinari…
Le truppe sono schierate, ma all’arrivo del cavaliere Panciaterra sul cavaliere panciaterracampo di battaglia è l’ora di pranzo e non si può di certo affrontare una battaglia a stomaco vuoto….il resto ve lo lasciamo immaginare (o ancora meglio leggere!).
Quello che più mi piace è che la conchiglia del cavaliere Panciaterra è ornata con dei fiorellini, il plaid (per il pic nic) a piccoli cuori, la sua magione è tutta sulle tinte rosa pastello, il suo stendardo è rosa e verde e il suo tascapane riporta un disegno molto simile ad una Hello Kitty stile chiocciola. Mi piace anche che non ci siano armi, solo stendardi che sventolano e che vengono posati a terra quando è l’ora del grande pic nic.
il cavaliere panciaterraE osservare tutti i dettagli, centinaia per disegno, sarà un divertimento per voi e per i vostri bimbi, forse più per noi adulti che possiamo riconoscere personaggi di cartoni e libri famosi rivisti in chiave “chiocciolosa”.

E che dire dei riferimenti a saghe e fiabe, a personaggi mitici e non che accompagnano tutta la storia, rendendo la lettura alla portata di grandi e piccini?! E il messaggio finale, la “morale” piacerà sicuramente a tutti e ci ricorda che sono le persone alle quali vogliamo bene che rendono importante la nostra vita.
Un libro geniale che non può mancare nelle vostre librerie!

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Un libro al giorno: Due Mostri

Attenzione, questo libro è divertentissimo!

due mostri 3Due Mostri è uno di quei libri che i bambini vi chiederanno di leggere e rileggere e che voi stessi leggerete ogni volta in maniera diversa senza stancarvi mai.

Ci sono due mostri, uno rosso e uno blu, che abitano ai lati opposti di una montagna. Non si sono mai visti ma si possono parlare attraverso un buco. Una sera il primo mostro dice all’altro: “Guarda, il giorno se ne va” e il secondo mostro “Ma no, è la notte che arriva sciocco”. “Io sono sciocco? E tu allora sei uno scemo!” dice il secondo. E inizia un litigio a colpi di offese sempre più grandi (niente di volgare) e lancio di massi sempre più grossi fino a quando la montagna si sgretola e entrambi i mostri si rendono conto che nessuno aveva torto, e che entrambi avevano ragione. E il finale è degno del racconto “Ci siamo divertiti” dice uno dei mostri. “E’ vero” dice il secondo mostro “Peccato per la montagna”.

Perché Due Mostri diverte così tanto? Prima di tutto per i due mostri, che non fanno perduemostri1 niente paura: tozzi, zampe corte, zanne e squame che nel complesso li rendono buffi più che spaventosi.

Poi per i dialoghi esilaranti, così simili a certi litigi tra bambini che si dicono di tutto, fino al “non sono più tuo amico” e poi riprendono a giocare come se niente fosse.
Alcuni potrebbero trovare troppo questi dialoghi esagerati per dei bambini ai quali siamo soliti ripetere “Non si dice così”, ma in questo libro stanno a pennello e soprattutto i bambini capiscono che è il linguaggio dei mostri, mostri arrabbiati e litigiosi, ma mostri che rimangono tra le pagine del libro.

Iduemostri2l finale è tenero: i mostri si vedono per la prima volta, tutta la rabbia passa, le offese terminano e  si riconoscono come simili, si avvicinano e in quel momento il litigio non sembra più così importante. “Peccato per la montagna” dice il secondo mostro, montagna ormai distrutta. Ma in fin dei conti, la montagna divideva i due mostri, e averla distrutta per ritrovassi non è un male.

Due Mostri (David McKee, Lapis Edizioni) è anche un modo diverso per sfogare la rabbia leggendo: si può leggere gridando, si può leggere mimando, si può leggere recitando i dialoghi e facendo uscire tutte le frustrazioni, sia quelle dei piccoli che quelle dei grandi.

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Un libro al giorno: Pom and Pim

Noi abbiamo una tradizione: quando la zia va a fare un viaggetto all’estero, deve portarci un libro. E’ bello aspettare e scoprire quale libro ci ha portato ogni volta, titoli che spesso qui da noi non si trovano (ma che si possono acquistare tramite amazon senza problemi).

Pom and Pim 2E’ il caso del piccolo libro Pom and Pim, dai disegni dalle tinte pastello e una storia breve che insegna come un colpo di sfortuna possa trasformarsi in una bella occasione.
Pom e il suo pupazzo Pim escono a fare una passeggiata…sulla strada c’è un sasso e Pom cade. Che sfortuna! Ma mentre è a terra vede dei soldi che userà per comprarsi un gelato: che colpo di fortuna! E tra una pagina e l’altra, tra una cosa bella e una brutta, il libro ci fa scoprire piccoli momenti di fortunata sfortuna: un mal di pancia che fa scoprire un bel palloncino, un palloncino che scoppia ma che diventa una mantella da pioggia per l’amico Pim ed infine un colpo di fortuna perfetta: inizia a piovere, quale migliore occasione per provare il nuovo impermeabile di Pim!pom and pim

E nella semplicità del testo e delle immagini, tanti piccoli momenti, per noi adulti, di trascurabile felicità (cit.): una bella giornata di sole, un gelato, un palloncino e anche la pioggia, a ricordarci che la vita è un susseguirsi di piccoli avvenimenti semplici ma vitali, occasioni bambine, per così dire, proprio come sono semplici le cose che rendono felici i bambini.

Pom and Pim di Lena Landstrom e Olof Landstrom (Gecko Press) è un piccolo inno alla vita dei bambini, e un piccolo memorandum per noi adulti: a volte per gioire basta veramente poco!

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Un libro al giorno: Una zuppa di sasso

una zuppa di sassoIn occasione della settimana del Bologna Children’s Book fair, la fiera del libro per ragazzi di Bologna, uno degli appuntamenti internazionali dedicati all’editoria per bambini e ragazzi più importante d’Europa (e non solo), dedicheremo ogni giorno ad un libro. Ai nostri libri preferiti, quelli che ci accompagnano in vacanza, quelli che hanno allietato le sere al mare, in montagna, dai nonni. Libri inseparabili da leggere e rileggere, che non ci stancano mai.

Rientra tra i nostri preferiti sicuramente l’ormai classico Una zuppa di sasso di Anais Vaugelade. Lo abbiamo sia nella versione grande  sia nella versione piccola, della collana Bababum della Babalibri.

Un vecchio lupo senza denti arriva al villaggio degli animali ed entra a casa della gallina, una zuppa di sasso2che è un po’ spaventata, chiedendo se può preparare una zuppa di sasso.

Ma com’è una zuppa di sasso? Che sapore avrà? La gallina, che è sì spaventata ma anche incuriosita chiede se può aggiungere un ingrediente, così, per dare sapore e il lupo acconsente. Accorrono anche altri animali molto spaventati nel vedere il lupo entrare dalla gallina: arrivano un’oca, una capra, un cane, un porcello e un cavallo e tutti chiedono di poter aggiungere un ingrediente particolare, di loro gusto.

Alla fine mangiano tutti insieme in allegria e si rendono conto di quanto sia bello stare insieme e condividere momenti semplici, come una cena, con gli amici.

Il lupo alla fine andrà via, con il suo sasso…

 

La storia è molto semplice, può capitare anzi che qualcuno possa chiudere il libro e pensare che sia una storia da poco, che non lasci niente, eppure i bambini la amano  e ciò che lascia ai lettori è moltissimo.

C’è questo vecchio lupo, il lupo, un personaggio che desta sempre nei bambini qualche emozione, una piccola suspense prima di capire che non farà del male agli animali, un pensiero ai suoi denti e alle tante storie che lo riguardano.
Ci sono degli animali, animali molto familiari ai bambini, quanto familiari sono i luoghi comuni che li caratterizzano. Ma in questo villaggio il lupo non è il lupo cattivo, la gallina non è stupida e il porcello non puzza. E’ una piccola comunità di amici.

zuppa

Questa storia parla anche di case, di ambienti intimi, di focolare, e la casa è il luogo più familiare per un bambino, più accogliente e sicuro. Si parla di una casa che si apre agli amici e anche al vecchio lupo, venuto per condividere con gli animali un sasso.

Ora c’è chi parla di furbizia del lupo: cavarsela sfruttando gli altri animali. Io invece non ci vedo furbizia ma solo un espediente che porta in sé, però, la condivisione del cibo, una cena, per antonomasia il momento fulcro dell’ospitalità presso tutte le culture del mondo
Il lupo avrebbe potuto mangiare gli animali (ha con sé un bel coltello affilato) ma non lo fa. E’ chiaro che gli animali non condividono momenti così da tempo, e loro stesso si stupiscono di come sia bello stare insieme e si ripropongono di farlo più spesso. Non temono il lupo, lo accettano nel loro cerchio.

zuppa di sasso insieme

E tutto nasce da un semplice sasso.

Questo albo così breve e semplice racchiude in sé il significato di ogni comunità: accettazione e condivisione per rendere la vita più bella. E attraverso queste ognuno condivide i propri vissuti, il lupo, la gallina, l’oca….porta all’interno del cerchio, davanti al fuoco, se stesso e offre agli altri la propria compagnia, si apre, si fida.

Per questo piace ai bambini, perché parla molto della loro comunità, del loro cerchio, racconta di case e di cibo e di amicizia. Ed è per questo che piace molto anche a noi e che può dire e dare tanto, perché possiamo essere lupi, galline o porcelli, ma siamo parte della comunità nella quale viviamo.