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Settimana internazionale del portare

Portare i bambiniPortare…che bella parola, se poi pensiamo che i protagonisti del portare sono i nostri bimbi, assume un altro significato, quello di cura, di accudimento, di fisiologia, di affetto, di tenerezza, di contatto. Tutto nella sola parola del “Portare”.

Portare i nostri bambini, a contatto diretto con noi, è qualcosa di speciale. Sentire il loro respiro, guardarli negli occhi, passeggiare parlando e osservando il mondo insieme. Questo è portare.

Al bando quegli inutili e dannosi marsupi delle grandi marche: non fanno tenere la posizione fisiologica al bambino, gravando sulle anche (e quindi dannosissimi nel caso di displasia dell’anca non accertata), e gravando sui genitali. In più dannosi anche per la schiena di chi porta. (E aggiungo: la posizione fronte strada non è corretta per il fisico del bambino).marsupi- posizione anche corretta

Per portare esistono dei supporti ergonomici, da quelli strutturati per chi non se la sente di cimentarsi con nodi e legature, a quelli non strutturati come le fasce.

Portare i bambini è un gesto d’amore, ma anche una grande comodità per noi. Avere le mani libere, poter entrare ed uscire dai negozi, fare la spesa senza timore per i nostri bambini, è una comodità non indifferente.

La scelta è varia:

marsupi ergonomici come Manduca, Ergobaby, Patapum, Beco…Bambini ad alto contatto

mei tai: con la forma del marsupio ma gli spallacci e la cintura si legano e non hanno fibbie.

fasce: rigide, elastiche, ad anelli

Esistono anche le fascioteche, dove si possono provare le fasce e scegliere quella più adatta a noi.

Noi abbiamo da sempre usato il marsupio ergonomico Manduca, un mei tai realizzato da una signora spagnola e venduto da Nini ya Mumu e una fascia ad anelli.

Non sapremmo cosa fare senza il nostro marsupio ergonomico e il nostro mei tai. Anche in montagna è uno strumento utilissimo e ben più comodo degli zaini porta bimbo, che non andrebbero usati prima dei 9 mesi.

E il passeggino? Noi ce l’abbiamo, anche uno di quelli “importanti”, a tre ruote da trekking, che abbiamo usato e che usiamo ma molto raramente. E’ così bello avere il proprio bimbo a contatto, che il passeggino ci sembra ormai quasi inutile.

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In bicicletta per la Val Pusteria

Foto: val-pusteria.net

Foto: val-pusteria.net

La Val Pusteria è una bella valle per chi vuole passare qualche giorno in montagna ma non vuole o non può, fare trekking impegnativo. Ci sono moltissime possibilità per passare il tempo con i bambini, e i parchi giochi, moltissimi in tutta la valle, sono ben attrezzati e faranno venir voglia di provarli anche a voi (ma non fatelo, perchè i giochi sono quasi sempre tarati sul peso di un bambino di massimo 12 anni, e qualsiasi sollecitazione maggiore rischia di provocare danni strutturali non visibili, ricordiamocelo sempre!).

Il parco più bello è sicuramente quello di Villabassa, dove, oltre a scivoli e altalene, troverete una sabbiera con ruspa, e un piccolo parco avventura sempre aperto. Per i genitori poi, c’è il percorso Kneipp, un percorso per provare a camminare a piedi nudi su superfici naturali diverse e godere dei benefici delle fonti d’acqua che rendono famosa Villabassa.

Ma per tornare a noi, uno dei passatempi più belli è sicuramente quello di andare in bici per la Val Pusteria, la pista ciclabile percorre tutta la valle, il tratto più lungo e ben strutturato va da Dobbiaco (Toblach) a Linz (in Austria). Facile perchè quasi tutta in piano, costeggia i boschi e permette di passare ore in piena libertà. Per il ritorno, se si è molto stanchi (verso Linz la pista ciclabile è leggermente in discesa, per cui al ritorno è leggermente in salita!), si può prendere il comodo treno (che parte sempre più che puntuale) che attraversa la Val Pusteria e che vi permette di caricare anche le biciclette.

Noi siamo andati in bicicletta da Dobbiaco fino a San Candido (Innichen), il paese dopo Dobbiaco. La pista ciclabile parte dalla stazione di Dobbiaco. Premunitevi di cappellini perchè è quasi tutta al sole.

Ci sono moltissimi posti dove noleggiano biciclette. Andateci presto, o molti finiranno tutte le biciclette (alcuni hanno l’opzione prenotazione per il giorno stabilito). Altro inconveniente: non tutti forniscono i seggiolini per bambini sul davanti. Dei tre noleggi che abbiamo provato, solo uno disponeva dei seggiolini davanti. Uno solo dietro, e l’altro la possibilità di agganciare il carrellino porta bimbi, molto amato qui.

Un piccolo “avvertimento”: poichè noi siamo partiti tardi, l’unico noleggio che aveva ancora bici era il noleggio Papin, di fianco alla stazione. La particolarità è che ha punti di noleggio in tutta la Valle e permette di lasciare le bici in qualsiasi loro punto noleggio. La nota dolente, invece, è che sono molto scortesi, e che hanno solo seggiolini montati dietro, e montati su biciclette alte per un fatto strutturale. Io sono alta (o bassa, dipende dai punti di vista) 1,56, e non riuscivo a fare l’intera pedalata. Alla mia richiesta di cambiare bici, hanno annuito e me ne hanno portata una identica.

In bicicletta, con pedalata normale, da Dobbiaco a San Candido ci vogliono venti minuti, mezz’ora al massimo (sono circa 5 chilometri). Ricordatevi sempre di rispettare i sensi di marcia, sia che andiate in bicicletta, sia che la percorriate a piedi, o rischierete di venire travolti.

Un consiglio: partite la mattina, mangiate a San Candido e nel pomeriggio trasferitevi alla piscina di San Candido.

foto: acquafun.com

foto: acquafun.com

L’acqua è calda, con molte vasche adatte a tutte le età, uno scivolo e spazio per stare fuori. E se non volete caricarvi troppo, noleggiano accappatoi e ciabatte! E mentre siete in acqua, potrete ammirare lo splendido paesaggio dolomitico attraverso il tetto vetrato! (C’è anche la vasca per i piccolissimi!)

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Trekking con i bambini: Dal castello di Andraz al rifugio Valparola (o quasi)

Dall’Altopiano di Asiago ci spostiamo ora in Veneto, Valle del Fodom, nel comune di Livinallongo.

La nostra passeggiata parte da un sentiero che si dipana prima di arrivare al castello, ma una visita al restaurato castello di Andraz non potete perderla.

La passeggiata invece parte dalla strada che porta ad Andraz, appena passato il primo edificio sulla strada, alla vostra destra. Lì si parcheggia la macchina, si attraversa un ponticello e sulla destra parte il sentiero, subito dopo aver varcato un cancello che obbligatoriamente dovete richiudervi alle spalle. (O si rischia che le mucche scappino).

Poco dopo il cancello, c’è un bivio, prendete la diramazione a sinistra verso il rifugio Valparola. Non fatevi scoraggiare dall’iniziale salita, poi il sentiero si inoltrerà tra boschi e ruscelli con un continuo sali e scendi e a volte anche con tratti pianeggianti.

Anche questa è stata zona di guerra, e ne noterete ancora i segni, non solo trincee e grotte, ma scatolette ormai arrugginite e cocci di vetro si mostreranno a voi con facilità. E c’è di più! La strada lastricata e appena un poco rialzata che percorrerete inizialmente, fu sì una strada militare, ma i soldati la trovarono bella e fatta! Infatti era l’antica strada che veniva utilizzata per trasportare il ferro dalle miniere del Fursil di Colle Santa Lucia fino al Passo Valparola in epoca medievale.

Il sentiero costeggia poi rivi e ruscelli, fondendosi in certi punti con i corsi d’acqua, per questo non affrontatelo se non avete scarpe da trekking assolutamente impermeabili. Per la gioia dei bambini, poi, ci sono tratti molto fangosi, che vi costringeranno a cercare utili deviazioni sui pendii, tra le radici.

Una bellissima passeggiata. Noi ci siamo fermati alle cascate, un po’ prima del rifugio Valparola. Una volta scesi Castello_di_Andrazsiamo andati a piedi fino al castello di Andraz, completamente restaurato dopo 14 anni di lavori. E ne vale veramente la pena, soprattutto se fate la visita guidata. Da evitare per chi soffre molto di vertigini.

Tra il sentiero e il castello c’è anche un mulino, con una bella pala, ferma ma sempre affascinante.

Tra andata e ritorno ci abbiamo messo circa tre ore. Naturalmente abbiamo usato il nostro marsupio ergonomico.

Consigliata a chi si vuole divertire sporcandosi e camminando nell’acqua!

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Trekking con i bambini: La passeggiata dei 5 cimiteri

Non pensiate dal titolo che sia una passeggiata macabra! E’ invece una passeggiata storica sull’Altopiano di Asiago che sale sul monte Mosciagh e sul Monte Zebio. E’ alla portata di tutti, con piccoli tratti in salita, altri in piano, un continuo sali e scendi. Non è una passeggiata particolarmente difficile, indicata però per chi ha bambini abituati a camminare.

Si raggiunge località Camporovere e da lì si seguono le indicazioni per Trento imboccando la Val d ‘Assa. Imboccate poi la deviazione sulla destra, con indicazione Val Galmarara. La strada è sterrata e percorribile in macchina. Passate il primo spiazzo alla vostra sinistra, procedete fino a quando, dopo alcuni tornanti, la strada torna in piano e sulla destra trovate un piccolo spiazzo con una croce, detto Croce del francese. Parcheggiate e da lì inizia la passeggiata.

Imboccate il sentiero sulla destra e dopo poco incontrerete un bivio, imboccatelo a sinistra e proseguite verso un secondo bivio. Prendete anche qui a sinistra e arriverete al primo cimitero austroungarico. Se state attenti noterete tante tracce del passaggio della Guerra. Tornati al bivio riprendete la salita (uno dei tratti più faticosi) e proseguite finchè non arriverete al secondo cimitero.

Entrate dal cancello, a fianco del cancello troverete una nicchia chiusa da uno sportellino, se l’aprite potrete anche voi lasciare il vostro ricordo sul quadernino lì conservato. Abbiate cura di richiudere tutto. Questo è il cimitero denominato Mosciagh 1.

Proseguite lungo il sentiero per arrivare al terzo cimitero (Mosciagh 2). Passando dietro al monumento che vedrete in fondo al cimitero, imboccate il sentiero che vi porterà in mezzo al bosco fino a sbucare su una strada che dovrete imboccare e dopo pochi metri incontrerete un bivio, imboccate la diramazione sulla sinistra. Seguite la strada forestale, dopo circa 500 metri un altro bivio, troverete la segnalazione per il cimitero Mosciagh 3 (il meno curato), che si raggiunge dopo una breve ma ripida salita.

passeggiata 5 cimiteriDopo la visita al cimitero, continuate sul sentiero che vi condurrà alla strada forestale e infine al bivacco Stalder. Dal bivacco Stadler potrete raggiungere il cimitero della brigata Sassari e visitare il Parco storico del Monte Zebio, con le trincee risistemate e attraversabili, un posto dove portare i vostri bambini per avvicinarli al tragico evento della Grande Guerra.

La passeggiata finirebbe qui, ma si può proseguire verso i posti descritti da Emilio Lussu nel libro Un anno sull’Altopiano.

La passeggiata unisce natura e storia. Il percorso è sempre ben indicato, il sentiero è il numero 833. Il bivacco è chiuso, quindi armatevi dell’occorrente per il pranzo.

Tra andata e ritorno, con pause per le visite ai cimiteri e al musei all’aperto e per mangiare, il tempo che noi ci abbiamo impiegato è stato di cinque ore.

Noi abbiamo usato la cartina e la guida: Sentieri Altopiano dei sette comuni, sezione vicentina del C.A.I

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Trekking con i bambini: i nostri itinerari

Eccoci tornati da due settimane di vacanze in montagna. Siamo partiti dall’Altopiano di Asiago (dove ci eravamo ripromessi di tornare dopo la nostra visita di luglio), poi abbiamo toccato la Val Badia (sconfinando nella Valle del Fodom in Veneto)  per finire la Val Pusteria (con toccata e fuga in Valle Aurina e nella Valle di Sesto).

Nelle prossime settimane dedicheremo un post per ogni passeggiata. Intanto ecco l’elenco:

Altopiano di Asiago:

Camporovere: Passeggiata dei 5 cimiteri

Valle del Fodom:

Andraz: Dal castello al rifugio Valparola

Val Badia:

La Valle (Wengen): Armentara

San Vigilio di Marebbe: Spiaggetta – Lago dla Creda – Rifugio Pederù

San Cassiano: Piz Sorega

Val Pusteria:

Dobbiaco: Da Dobbiaco a San Candido e da Dobbiaco a Villabassa

Valle San Silvestro: Passeggiata alla malga San Silvestro

Valle Aurina:

Campo Tures: Passeggiata al castello

Campo Tures: passeggiata alle cascate

Valle di Sesto:

Passo Monte Croce Comelico: Da malga Coltrondo a malga Nemes

Sono state due settimane intense ma la montagna quando ti prende non ti lascia più!