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Una Scuola a forma di Casa

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Immagine tratta dal libro Casa di Fiaba, Topipittori

E’ ormai parte del dibattito quotidiano domandarsi quale Scuola vogliamo per i nostri figli. Scuola, con la lettera maiuscola, e non solo quella più vicino a casa o più in voga. E’ importanti domandarsi quale Scuola vogliamo perché la Scuola è parte della nostra vita e della vita dei nostri figli e influenza le nostre vite molto più di quanto possiamo immaginare. E anche qui non parlo di compiti, impegni, buoni o cattivi maestri. Parlo della Scuola. Ed è così strano pensare che non esista nemmeno un verbo che indichi l’andare a scuola: scuolare, non suonerebbe nemmeno male. Che Scuola ci piace, cosa vorremmo, cosa possiamo avere? Tante famiglie cercano soluzioni differenti, l’homeschooling ad esempio o anche l’Unschooling, o forme di scuola parentale più vicina ai bambini ma anche alle loro famiglie. Quando penso a che Scuola vorrei per mio figlio, una futura primaria, ma anche secondaria, penso sempre che mi piacerebbe che andasse a Scuola con lo stesso piacere con il quale poi torna a casa, che considerasse e che fosse portato a considerare la Scuola come Casa. Casa,  quattro mura che racchiudono tutto l’Universo di un bambino: affetti, saperi, conoscenze anche dissapori, emozioni, silenzi. Una Scuola a forma (sia fisica che didattica) di Casa. Una Casa però aperta sul mondo, perché la Casa ha una porta dalla quale i nostri figli usciranno un giorno, da soli portandosi dietro la Casa e la Scuola, sia essa stata una bella o una brutta esperienza. La riflessione nasce dalla domanda che ieri il nostro bimbo mi ha fatto: “Perché la mia scuola ha la forma di una casa?” ha chiesto quando l’ho accompagnato eccezionalmente direttamente a scuola senza prendere lo scuolabus. “Perché la Scuola è una Casa per tutti i bambini” ho detto io. Lui ha annuito “Mi piace la mia Scuola come una Casa” ha sentenziato. Sperando che sulla sua strada trovi solo e sempre delle Scuole a forma di Casa.

Filastrocca della Scuola a forma di casa

Perché la mia Scuola è a forma di Casa?
Perché la Scuola dovrebbe essere così:
Casa accogliente per ogni bambino,
Casa che ascolta, che parla, che canta,
Casa che apre le porte al mattino,
porte neu muri, nella mente e sul Mondo.
Luogo perfetto per un girotondo,
di bimbi, di giochi e di saperi
luogo dell’oggi, del domani e di ieri.
Scuola è una Casa, rifugio selvaggio,
faro nella notte, veliero per il viaggio.
Scuola come il Bosco:
nel folto, nel mezzo, nel profondo
di tutto ciò che conosci e conosco.
Scuola è una casa, radice e ali
un luogo sicuro lontano dai mali.

Perché la mia Scuola è a forma di Casa?
Perché la Scuola dovrebbe essere così:
un luogo dove correre ogni lunedì
pieni di domande, risposte e di punti
fermi, interrogativi, esclamativi
e di sospensione
per animare ogni lezione.
Scuola è Casa lontano da Casa,
una finestra sempre aperta
da dove ogni cosa è stupore, meraviglia e scoperta.

Sarebbe bello fossero le Scuole tutte così,
Casa accoglienti tutti i dì,
luogo sicuro, ambiente sereno
di Scuole a forma di Casa,
il Mondo, dovrebbe esser pieno.

E la vostra, è una Scuola a forma di Casa?

 

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La didattica per schede alla scuola dell’infanzia? No grazie.

Che fatica quando agli open days delle scuole del tuo quartiere trovi tutte quelle attività uguali,  schede colorate bene o male attaccate ad un filo. Quelle lettere e quei numeri su cartelloni tutti uguali così simili ai cartelloni di una scuola primaria. Che fatica stare zitti! E che bello invece quando ti senti dire dalle stesse maestre che la didattica per schede sta rovinando un lungo lavoro pedagogico costruito sui bisogni dei bambini, sulla conoscenza dei pre -requisiti in modo esperenziale, maestre che ti dicono che le schede annullano tutte le differenze: non si vede il bello, non si vede il brutto, c’è solo omologazione, dei bambini non rimane nulla. E’ consolante quando vedi che queste maestre lavorano con fatica e impegno per proporre ai bambini esperienze concrete, non immagini stereotipate sempre uguali. Esperienze che lasciano veramente la possibilità ai nostri bambini di esprimersi liberamente, ognuno con le capacità che ha.

La tristezza del quaderno operativo per i bambini di 5 anni: “Perché noi lo facciamo comprare e poi da gennaio a giungo lavoriamo su quello”, mi ha detto una maestra credendo di rispondere in modo positivo alla mia domanda. Nella scuola di fianco, comunale anche quella (di fianco veramente) la maestra ha ribadito che da anni l’Università sta lavorando affinché non si inserisca più il pregrafismo e il libro alla scuola dell’infanzia: è stato dimostrato che aumenta  il rischio di difficoltà di apprendimento ma soprattutto di non riconoscere da subito un bambino  dislessico….bambini obbligati a raggiungere obiettivi che non competono alle maestre dell’infanzia ma nemmeno a loro (pensiamo che ci sono bambini che iniziano queste attività imposte a 5 anni appena compiuti, sono gli “sfortunati” bambini di dicembre, come il nostro, obbligati prima del tempo a stare zitti, fermi e colorare nei bordi, ricopiare numeri, fare dei calcoli!)

Le schede didattiche sono veloci da stampare, se ne trovano di ogni tipo e i bambini impiegano del tempo a compilarle, seduti ai loro banchetti, ordinatamente. Esatto, a compilarle. E compilare per un bambino di 3 anni, di 4 anni, di 5 anni significa ripeter un comando dato. Non c’è autonomia, non c’è creatività, non c’è libertà di espressione.

Una maestra ha detto una cosa così scontata e allo stesso tempo così vera che andrebbe ripetuta sempre: “Che senso ha far colorare una scheda di una castagna se i bambini non hanno cercato le castagne, non le hanno toccate, annusate, assaggiate, manipolate, non hanno osservato l’albero dal quale provengono, visto il riccio, annusato la terra sulla quale cadono? Non ha nessun senso, quella sarà per loro una semplice scheda della castagna, ma di cosa sia veramente una castagna spesso non hanno idea”

Per questo la scelta della scuola dell’infanzia si è rivelata così difficile, cercare maestre appassionate e ambienti che rispecchiassero le loro parole è stata dura, e alla fine la scelta è stata compiuta. Peccato che spesso questa nostra posizione venga vista dagli altri come un capriccio: “In tutte le scuole fanno così”, ci dicono, contenti di vedere le schede così ordinate sui muri delle sezioni dei loro figli.

No, non in tutte le scuole, fortunatamente. Magari è il caso di rifletterci….

E uno spunto di riflessione: quanto incide un tipo didattica sull’ambiente che i nostri bimbi vivono tutti i giorni?
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La scuola nel bosco

Ma se poteste mandare il vostro bimbo in una scuolaforesta, lo fareste? Le scuolaforesta nascono in Svezia e sono presenti soprattutto nei paesi del nord. Sono scuole dove i bambini passano l’intera giornata (o solo mezza), con qualsiasi tempo atmosferico, all’aperto, in una foresta. Le loro attività sono le più svariate, i loro giochi ciò che la natura offre.

Molti genitori italiani storcerebbero sicuramente il naso. Eppure per noi sarebbe un sogno. Cosa c’è di più bello che potersi muovere con sicurezza e in libertà in un ambiente ricco di stimoli, ma soprattutto naturale: la terra, le foglie, l’acqua, il fango…elementi con i quali i bambini vogliono sempre entrare in contatto, spinti da curiosità e forse da un senso profondo di ritorno all’origine della vita, un senso che noi adulti spesso non cerchiamo o non capiamo più.

Il tempo atmosferico non sarebbe un problema (nascono in Svezia, non scordiamocelo, dove il clima non è certo clemente). Un proverbio svedese dice che non esiste un cattivo tempo, solo un cattivo equipaggiamento.

E dire che qui si fatica a trovare dei pantaloni cerati per uscire sotto la pioggia.

Ma di cosa abbiamo paura? Che i bambini si ammalino? Eppure è dimostrato ampiamente che è proprio tenere i bambini nelle aule chiuse che aiuta il prolificare di germi e batteri. E siamo ben contenti che il nostro asilo abbia adottato una didattica che prevede l’uso del giardino spesso e in qualsiasi stagione dell’anno.

Da qualche anno, anche qui a Bologna, è stata sperimentata la scuola nel bosco. Un bellissimo progetto portato avanti dalla fondazione Villa Ghigi che dà modo ai bambini di alcune scuole dell’infanzia di provare questa nuova ed entusiasmante esperienza. Peccato che sia un progetto rivolto a poche scuole e che per mancanza di fondi fatichi ad andare avanti.

Eppure tutti i bambini avrebbero il diritto di provare cosa vuol dire fare scuola nel bosco.

E voi cosa ne pensate?

Questo il link all’iniziativa La scuola nel bosco:
http://lascuolanelbosco.fondazionevillaghigi.it/