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Progettare, costruire, inventare, immaginare piste per macchinine

pista per macchinineE’ innegabile che le macchinine e le piste per macchinine abbiano un certo fascino e piacciano praticamente a tutte le età. A volte capita di fermarsi nel reparto giochi del supermercato e guardare con vivo desiderio quella pista a sei piani che lì, chiusa nella scatola, sembra una meraviglia. Eppure ricordo bene quando da piccola, una volta aperta la pista, appurato che non assomigliava lontanamente a quella pistadell’immagini della scatola, delusa dal fatto che le macchinine non sfrecciassero con mille acrobazie come promesso dalla pubblicità, dopo qualche giorno e qualche pezzetto già rotto,  veniva richiusa nella sua confezione e abbandonata in un angolo.

pista macchinineQuando invece si hanno tanti pezzi diversi, e si crea la propria pista personale, sempre nuova, sempre diversa, il gioco non stanca mai. Pezzi di legno come strade d’asfalto, ponti e tunnel sopra e dentro i quali passare, ostacoli da superare e acrobazie che riescono veramente. Non smetteremo mai di stupirci come pezzi di legno di recupero, e altri materiali si prestino a qualsiasi progetto e desiderio del nostro bimbo. E che contemporaneamente, lui pensa, progetta, si ingegna, costruisce, trova soluzioni e crea innovazioni. E’ proprio vero che basta poco ad un bambino per creare un mondo. Un pomeriggio, il papà e la mamma, e tanti materiali diversi per costruire piste e percorsi.h

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L’importanza delle cose

Quanta cura mettiamo nell’arredare le nostre case, nel cercare oggetti, complementi, stoviglie di buon gusto, coordinate, di qualità e soprattutto che ci trasmettano qualcosa. Scegliamo una brocca in vetro e non in plastica perché riconosciamo più o meno consapevolmente che il vetro, la trasparenza, i riflessi, ci dicono qualcosa, ci trasmettono sensazioni rispetto ad una comune brocca di plastica. Scegliamo cose che ci parlano, che offrono emozioni, anche momentanee, piacevoli.

Eppure quando si tratta di bambini molto spesso sottovalutiamo questo aspetto: siamo spinti a sceglierecostruzioni l’oggetto o il gioco di plastica, quello freddo, liscio, indistruttibile (!) e lavabile. Lo facciamo scegliendo il set di stoviglie per lo svezzamento, i giochi per la camera, perfino il tappeto…è il mercato che spinge sulle paure e le credenze dei genitori, un mercato che ha tolto al neonato la cosa più semplice, elementare e indispensabile che esista: la sensazione, la sensorialità, il diritto alla sensorialità. Al bimbo che sta sul tappetone (di plastica e super colorato) preferiamo propinare  pupazzi che piacciono a noi perché per noi adulti sono impregnati di significati ma che per lui devono essere qualcosa di orrifico: grandi, troppo colorati e dalle forme strane: orecchie sproporzionate, nasi freddi, musiche ripetitive e colori accecanti; preferiamo proporre giochi meccanici (li chiamano educativi) pieni di pulsanti, suoni e luci. Preferiamo sonagli colorati interamente di plastica e cubi di plastica, meglio se morbida. Proponiamo cose fredde che non “parlano”, non trasmettono la loro storia perché non ce l’hanno, sono un manufatto completamente artificiale prodotto da una macchina.

tesori naturali 2Fermiamoci un attimo a pensare: perché dare ad un bambino che ha bisogno di tutte le sensazioni del mondo per crescere, svilupparsi e conoscere un oggetto privo di qualsiasi emozione e sensazione, un oggetto che a noi per primi non dice niente? Quanto è più bello dare ai propri figli oggetti che parlano, materiali che scaldano, materie che trasmettono emozioni: proviamo con un tappeto morbido di cotone o una coperta al posto del tappeto puzzle di plastica, una ciotola di ceramica, magari di argilla che abbiamo visto creare sotto ai nostri occhi (e che sul tappeto no, state sicuri, non si romperà), o di legno, pon pon di lana e magari in sottofondo una musica da ascoltare insieme…doniamo oggetti veri e creiamo momenti di coccole sensoriali, affettive, intime. Le cose parlano perché è la materia che parla e che ci trasmette. Se entriamo nell’ottica del regalare cose emozionanti ai nostri bimbi, ci si aprirà un mondo diverso, riusciremo a pensare in maniera diversa anche noi adulti. nel primo anno di vita sarà divertente ricercare piccole cose che con cura e attenzione e anche per noi sarà uncestino dei tesori percorso nuovo che ci porterà a toccare le cose per sentire che cosa trasmettono. Poi i primi giochi interattivi con i quali instaurare delle azioni e allora sarà il tempo di scatole e scatoline da aprire e chiudere, una pallina da infilare in una bella scatola e vederla uscire dopo poco, costruzioni di legno che possiamo reperire facilmente da qualsiasi falegname chiedendo gli scarti delle lavorazioni, e ancora basta un tappo da vasca con la sua sede per destare nel bimbo la curiosità dell’infilare e sfilare, e i tappi di sughero con i loro infiniti modi di presentarsi e suscitare interesse e attività.

scatoleCosì quando andremo all’Ikea il nostro sguardo si soffermerà sulle ciotole di legno, sulle tovagliette di vimini  da poter utilizzare come percorsi sensoriali a piedi nudi, su quel meraviglioso set di secchielli di alluminio leggeri (del reparto cucina) di tre grandezze diverse e per di più con coperchio…qualsiasi negozio di bricolage ci offrirà spunti e idee per attività e giochi fai da te e non potremo resistere a toccare ogni cosa, come se in noi si fosse risvegliata la fase sensoriale tipica dei bambini. E questo cambierà anche noi, la cura che mettiamo nelle nostre cose e nelle nostre scelte; affineremo i nostri sensi, ci soffermeremo maggiormente sulle cose e sulle situazioni, capiremo veramente l’importanza delle cose…

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Il diritto ad uno spazio bello

spazi belliC’è un diritto che dovrebbe essere un diritto naturale di ogni uomo sulla terra: il diritto al bello. Bello inteso come qualcosa che soddisfa lo sguardo e al contempo fa sentire bene con il mondo e con se stessi. Spesso rimaniamo incantati davanti a piccoli dettagli e non capiamo perché il nostro sguardo si sia fermato proprio lì in quel momento: è il bello che ci ha colto impreparati e che in quel momento ci dona benessere.

Spazi belli come spazi curativi del corpo e della mente, dove la cura non è sanitaria e medica, ma include tutto di noi: ecco, spazi belli che rendono le persone più serene e più attive sarebbe un obiettivo per chiunque si occupi di edificare qualcosa, dalle scuole prima di tutto, agli ospedali, alle case di riposo e agli spazi intimi come le abitazioni….spazi che nutrono.

Ma ancora il bello deve avvolgere e lasciare completamente soddisfatti, ecco che bello non è sempre strutturato, spazi belli2è bello anche un giardino cosmico, lasciato crescere ed evolvere, un’ aia, una piazza, pure una stazione.

Quando poi parliamo di bambini, spesso sembra che lo spazio estetico non conti. Quanti nidi, quante scuole, quanti parchi sono pieni di colori, di immagini stereotipate, di cartoni animati, di confusione visiva. Oppure pieni di cose, cose di ogni tipo, buttate lì tanto i bambini devono giocare….ecco quando il diritto ad uno spazio bello non viene rispettato.

casa albero Uno spazio bello è uno spazio che rispetta il bambino, quindi accogliente e inclusivo, che accoglie tutti a discapito di tutto, che accoglie e fa sentire il bambino come “a casa propria”, uno spazio che può essere intimo e piazza allo stesso tempo, con materiali che nutrono i sensi e colori pensati per appagare lo sguardo e aiutare il bambino nelle proprie attività. Spazi luminosi, aperti sul mondo circostante perché il mondo mostri il suo bello. Anche le stanze delle nostre case possono essere spazi belli: proviamo ad abbassarci alla loro altezza, vedere cosa vedono i nostri bimbi, scegliere con cura i giochi e i materiali, come scegliamo con cura le cose per noi, siano essi vestiti, mobili o accessori. Offrire ai nostri bambini la bellezza, che spesso è la semplicità, l’ordine e la cura, è un dono impagabile.

spaziBisogna partire dai bambini per espandere una politica degli spazi belli a tutti i luoghi di vita, per crescere bambini sereni e consapevoli degli spazi in cui si muovono e aiutare gli adulti a muoversi in spazi diversi ma mai respingenti, dove basti posare lo sguardo su un dettaglio, o sul tutto per sentirsi meglio.

 

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#30giornidimontessori Giorno 9: partecipare alla cura della casa

pulireI bambini fin da piccoli ci imitano e vogliono fare da soli ciò che da soli facciamo anche noi. Insegnare ai nostri bimbi, con l’ esempio, che prendersi cura delle proprie cose, della propria casa, di ciò che si condivide con gli altri è fondamentale per crescere bambini con una coscienza e consapevolezza del rispetto di ciò che ci circonda. Inoltre far partecipare i nostri bimbi a semplici momenti di cura come spolverare, piegare i vestiti, spazzare, pulire il tavolo è un’ottima attività per stimolare la motricità e la coordinazione. Lasciando alla loro portata semplici strumenti di uso quotidiano come uno spolverino, una spugnetta e scopa e paletta, li troverete spesso a pulire e riordinare spontaneamente e in autonomia. Attività che al contempo combattono gli stereotipi di genere che vogliono attribuire alle sole donne (e quindi bambine) la pratica della cura della casa.

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#30giornidimontessori Giorno 8: un ingresso a misura di bambino

ingresso 3L’autonomia passa anche dalla giacca, dal cappello e dalle scarpe: ingressoavendo poco spazio a disposizione per appendere le giacche abbiamo optato per una soluzione che riservasse ad ognuno i suoi spazi senza ingombrare troppo (e ancora una volta Ikea ci ha fornito la soluzione più giusta).

I pomelli  sono regolabili e si possono spostare su tutta la superficie e questo favorisce il poter utilizzare l’attaccapanni ad ogni età e nel corso del tempo.

Ad ogni pomello/spazio abbiamo attaccato degli ingresso2adesivi corrispondenti a ciò che deve essere sistemato: giacca, capello sciarpa e guanti, scarpe e stivaletti da pioggia.

Con questo sistema abbiamo favorito l’autonomia nel vestirsi e svestirsi/infilarsi e sfilarsi le scarpe velocizzando anche il tutto.

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#30giornidimontessori Giorno 7: spazi che aiutano il riposo

Il momento di andare a letto è sempre uno dei momenti più temuti dai genitori e da molti bambini. Per un bambino infatti il sonno può essere vissuto come un momento di particolare e sofferto distacco dai genitori, di difficile pausa dalle attività del giorno e di inspiegabile timore per il dover affrontare una situazione che non comprendono: il sogno.

camerettaCome sempre una grande mano può dare organizzare spazi a misura di bambino, osservando quali sono gli elementi che più piacciono e rasserenano nostri bimbi. Per noi un lettino comodo (abbiamo il lettino Ikea Sniglar), dove salire e scendere in autonomia, quindi non troppo alto né troppo grande perché l’idea di uno spazio che avvolge e accoglie è sempre ben accetta dai bambini; un posto dove riporre il pigiama (la nostra rana mangia pigiama) e gli indumenti da casa in autonomia (una semplice cesta di vimini); i libri da leggere prima del sonno a portata di mano magari uno in particolare: noi abbiamo il libro della notte, e una lucina comodo da accendere e spegnere (senza dimenticare lo spazio dove mamma e papà si possono stendere per coccolare il bimbo e aiutarlo ad addormentassi in comodità) sono gli elementi che ci hanno da sempre facilitato il momento del sonno.

Fondamentale rimane sempre e comunque una cosa: la presenza e la partecipazione di mamma e papà al momento di andare a letto!

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#30giornidimontessori Giorno 6: prendersi cura delle piante

annaffiare le pianteAbbiamo una piccola pianta che ormai sopravvive in casa nostra da più di tre anni. Occuparsi di una pianta è un’attività interessante per un bimbo che impara a prendersene cura osservando quando ha bisogno di essere annaffiata, togliendo le foglie secche e parlandoci (attività molto importante anche questa!). In più annaffiare una pianta è un’attività che sviluppa anche la motricità e la coordinazione oculo manuale e un ottimo modo per autocorreggere i propri errori, soprattutto di manovra: dopo aver provato ad annaffiare a doccia, poi a pioggia, poi rovesciando in un colpo solo tutta l’acqua o versandone un goccio alla  volta, alla fine provando e riprovando, la pianta può finalmente avere la giusta quantità d’acqua al bisogno. Come sempre bisogna avere un po’ di pazienza e lasciare che i bambini sperimentino da soli!