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Al fiume…momenti di non trascurabile felicità

Quanto è bello rendersi conto che si è vissuto 28 anni nella stessa città e che per 28 lunghissimi anni si è rimasti all’oscuro di posti meravigliosi come il greto del fiume. Che bella parola, greto e che bella parola fiume, tanto belle che se ci fosse un libro delle parole più amate dai bambini andrebbero subito inserite.

Questo posto, che abbiamo conosciuto da pochi mesi, è un posto magico. Ha un accesso nascosto e quasi segreto, si scende lungo un sentiero tra gli orti, si costeggia una cascatella, e si passa su un ponticello di legno. E questo già basterebbe per rendere il tutto fantastico. Poi ecco che lo sguardo si apre sulla chiusa del fiume, sui getti d’acqua che raggiungono il lento scivolare delle acque, sulla riva di sabbia finissima che si raggiunge tra sassi rotondi e arbusti. C’è la sabbia, ci sono i sassi, di ogni tipo e dimensione, c’è l’acqua. C’è tutto un mondo…

Al fiume si costruisce, qualsiasi cosa, si scava, si raccoglie, ci si bagna, si spruzza, si gettano sassi sull’acqua per farli rimbalzare, si osservano le anatre che al contempo osservano noi. Si sta in equilibrio sui tronchi portati dalle piene, si trovano uova di gabbiano che seguono il fiume fino al mare. Si inventano storie sotto il sole caldo e le si disegnano con i bastoncini. Al fiume si legge, sdraiati sul telo, un po’ come al mare ma siamo al fiume. Al fiume si finge di perdersi e poi ci si ritrova. Si guarda indietro dove il fiume arriva e si guarda l’orizzonte dove il fiume scompare.

Ed è così magico, il momento, in questo posto sconosciuto ai più che anche noi adulti fatichiamo a tornare a casa…ripetiamo a noi stessi…ancora un po’, ancora tre minuti

E così, se avete un fiume, un torrente, un ruscello vicino a casa vostra, trovate il vostro greto, trovate il vostro mondo d’acqua, di sabbia e di sassi e vivete momenti di non trascurabile felicità…

 

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A Bologna l’outdoor education per tutti: le linee guida del comune per i nidi e le scuole

il bosco 6Ecco le nuove linee guida del progetto Outdoor Education che il comune di Bologna sta portando avanti con serietà dal 2013.
Restituire la natura ai bambini, è questo il titolo del documento, nonché lo scopo delle linee guida. E ciò che caratterizza il progetto è la volontà che tutti i bambini bolognesi e tutte le scuola possano giovare dei benefici dell’Outdoor Education. Un documento interessante per tutti coloro che credono fortemente nell’alto valore pedagogico del progetto ma anche per gli scettici…

Le linee guida del comune di Bologna per l’Outdoor Education

( e a pagina 13 uno speciale “modello” posa per l’Outdoor Education)

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Per crescere un bambino ci vuole un bosco

il boscoQuando un bambino è nel bosco (dove il bosco può essere anche un ambiente naturale, là dove boschi non ce ne sono) la prospettiva delle cose cambia. Prima di tutto cambiano le percezioni: l’aria è diversa, carica di suoni, profumi e odori, lo si sente sulla pelle, il verde riempie lo sguardo, il verde e le sue sfumature e tutti i colori che appagano la vista. E così anche la nostra mente cambia. Quando si è nel bosco molta dell’ansia che ci opprime quotidianamente per un motivo o per l’altro scompare o si attenua. Il nostro istinto animale si riattiva, siamo in grado di percepire ogni vibrazione intorno a noi, osservare ogni particolare, annusare e odorare come a cercare tracce olfattive. Viene l’irrefrenabile voglia di toccare tutto, come se avessimo il bosco 3bisogno di riappropriarci del senso del tatto, della ruvidezza delle cortecce, la morbidezza delle foglie, l’asperità delle spine, la finezza del terreno…e così, rinnovati veramente nel corpo e nello spirito possiamo osservare con occhi nuovi i nostri bambini. il bosco 4Per crescere un bambino ci vuole un bosco, un bosco che invita al movimento, movimento per conoscere, per osservare, per esplorare, per sperimentare e sperimentarsi. Il bosco che pone ostacoli e ti offre alternative ma ti lascia sempre la possibilità di scegliere, di rischiare, di osare o di capire che c’è bisogno di altro tempo. Osservare un bambino nel bosco è osservare una persona nel suo insieme: scoprire, o diventare più consapevoli, che in un bambino c’è veramente tutta la conoscenza del mondo perché un bambino è in grado di osservare attentamente ogni cosa, dall’arbusto all’insetto, facendo domande, facendosi il bosco 5domande e dove non ottiene da noi risposta, cerca risposte da solo. Il bambino nel bosco si muove prima con circospezione, valuta, perlustra, tocca….poi, quando prende confidenza, spesso bastano pochi minuti, si muove come già conoscesse il luogo, come se da sempre fosse compagno di quegli alberi, di quegli arbusti, di quel terreno soffice nel quale affonda un poco. il bosco 7Per crescere un bambino ci vuole un bosco, un bosco che offre riparo e protezione ma al contempo ti mostra nuove strade e nuovi scenari, dove nessuna cosa è uguale all’altra, dove l’acqua gocciolante sulle foglie ammalia lo sguardo bambino e il fango si presta a dar vita a infinite creazioni. E noi genitori possiamo prenderci il tempo per guardare i nostri bambini, per lasciarli sperimentare e fare da soli. Il bosco ci dà la possibilità di camminare a fianco ai nostri bimbi ma al contempo lasciarli andare per un sentiero diverso, o lasciare il sentiero senza bisogno di chiedere il perché lo abbiano fatto, senza il bisogno di controllare le loro azioni. il bosco 6

Per crescere un bambino ci vuole un bosco. Anche per crescere un genitore, ci vorrebbe un bosco…

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Lasciamo che i bambini giochino all’aria aperta….

E’ arrivato il sole e sembra che centinaia di bambini siano come usciti dal letargo invernale: di colpo il parco1 dietro casa, fino adesso deserto, si è riempito all’inverosimile. Molti di questi bambini sono ancora vestiti come se fuori ci fossero cinque gradi, quando ieri la temperatura segnava 21 gradi.

Immancabilmente il parco era anche fangoso, solo ieri l’altro ha piovuto così tanto da allagare strade e negozi. Gli adulti, seduti sulle due panchine disponibili, erano in gran parte impegnati a sgridare e a dire cosa potevano fare e cosa no.

Viviamo in un paese che ci permetterebbe di stare all’aria aperta tutti i giorni, ma sembra che una regola non scritta ma largamente condivisa, voglia che i bambini non escano assolutamente da inizio autunno a primavera. In Svezia, notoriamente un paese dal clima rigido quasi tutto l’anno, vige l’obbligo a scuola di uscire un’ora al giorno, nella gran parte delle scuole i bambini stanno fuori due ore, con qualsiasi tempo, perché non esiste cattivo tempo, solo cattivo equipaggiamento.

Forse è l’ora di cambiare questa assurda mentalità italiana che obbliga le insegnanti di ogni ordine e grado a sottostare alle “minacce” di alcuni genitori che impediscono alla totalità della classe di uscire perché i loro figli hanno il raffreddore. Come se uscire fosse la causa del malanno, e non lo stare in uno spazio chiuso e ristretto con il calorifero acceso paradiso di ogni proliferazione di germi e batteri….

Forse, anzi, senza il forse, sarebbe l’ora di una rivoluzione culturale in questo senso: guardate i giardini delle vostre scuole, dei nidi, delle scuole primarie….se ci sono. In molti casi sono pezzi di terra ricoperti di quei tappeti morbidi con qualche gioco sempre uguale a sé stesso. Che tipo di esperienza può derivare dallo stare in questi giardini privati di qualsiasi elemento naturale, in nome della sicurezza? Il giardino come momento di sfogo alle tante ore passate chiusi dentro le sezioni o le aule, non come esperienza primaria e fondamentale per la crescita di un bambino. Così abbiamo bisogno della psicomotricità (senza togliere nulla al valore terapeutico di tale disciplina) per far muovere i nostri bimbi all’interno delle scuole, abbiamo bambini impauriti da ogni nuova esperienza, insicuri e perennemente con il moccolo al naso.

Il giardino, un vero giardino, quello lasciato molto allo scorrere del tempo e alla natura che dovrebbe dominarlo, sarebbe il luogo privilegiato della crescita di un bambino, un luogo che è palestra per il fisico e per la mente, dove il bambino impara cos’è il rischio e come si affronta, impara cosa è in grado di fare e cosa no, impara dall’esempio e dalla cooperazione con gli altri a muoversi in piena sicurezza e libertà….questo giardino manca tantissimo nella nostra cultura.

(www.fondazionevillaghigi.it)

(www.fondazionevillaghigi.it)

Chiudiamo i bambini in parchi giochi con scivoli e altalene e tappeti morbidi, al sicuro, perché fa comodo a noi genitori. Impediamo che si sporchino, impediamo che si arrampichino sugli alberi, spesso è impedito pure calpestare l’erba o giocare a palla…cosa stiamo togliendo ai nostri bambini? Che idea diamo dello stare all’aria aperta, del movimento, dell’esplorazione?

E’ l’ora di un radicale cambiamento, di un vivere la natura nella bellezza di ogni stagione. L’ora che siano i bambini ad uscire per sperimentare, toccare e vivere l’ambiente naturale coccole sensoriali 2nella sua pienezza, con il bello e il cattivo tempo, per imparare le leggi dell’Universo e della vita nella piena consapevolezza dello spazio che li circonda. Perché un giardino vero, un bosco, un campo, un fosso, uno stagno insegnano nella loro naturale evoluzione più di quanto potrà mai farlo un cartellone, una scheda da colorare, un’immagine solo su un libro….

Lasciamo che i bambini giochino fuori, perché siano bambini selvatici ora, adulti felici domani.

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Le meraviglie della neve

neve e fogliaPortare un bambino in un prato innevato ancora incontaminato è come dare inizio ad una meravigliosa caccia al tesoro. Il tesoro, o i tesori, innumerevoli tesori, si rivelano essere orme di animali, foglie che nella neve hanno lasciato la propria impronta, pozzanghere ghiacciate, panchine innevate….

La sopresa di vedere orme mai viste sulla neve: una lepre ha attraversato il giardino. Seguirle per vedere quale giro ha fatto, fingere di essere una lepre.

Poco più in là è caduta una foglia, sulla neve fresca, una ritardataria dell’autunno neve e ormeormai passato. E’ scivolata piano piano lasciando la sua impronta. Una sorpresa! La si guarda, le si gira intorno, ma non la si raccoglie. E’ così delicata, lì, sulla coperta di neve, che non viene nemmeno l’impulso di portarla via.

La scoperta della pozzanghera ghiacciata: tenuto dalle braccia del papà ecco fare una veloce pattinata. Poi uno scivolone stando seduto e quanta fatica per tornare in piedi….e subito dopo scivolare di nuovo, sdraiato, ridendo come un matto.

neve e orme 1Ma il giardino innevato è come un giardino segreto, ogni cosa si trasforma: la neve su un pezzo di tronco e sulla panchina diventa occasione per suonare: mamma, il tamburo di neve. E con la neve tenuta tra le mani ecco una tromba.

C’è un albero con un ramo spezzato, poco più avanti. Ci si gira intorno con estremo interesse e un po’ di tristezza. Ma anche il ramo caduto diventa subito qualcos’altro: prima una nave, a cavalcioni tra le onde di un mare bianco e estremamente calmo, poi diventa un trampolino, dal quale saltare e saltare ancora.

E poi correre affondando gli scarponcini sul terreneve e troncono morbido e guardare le proprie orme che hanno disegnato ghirigori e scarabocchi sulla coperta bianca.

ghiaccioQuanti dettagli, scoperte e meraviglie in una cosa così semplice come la neve.